Archivio mensile:ottobre 2009

Mitico Rossi, nove mondiali

Con il terzo posto nel G.p. della Malesia, Rossi si aggiudica il nono mondiale della carriera, il settimo nella classe regina in dieci anni. 

Gallina vecchia fa buon brodo. No, non questa volta, almeno non nel modo di intenderla di Valentino Rossi. La gallina vecchia, che poi sarebbe lui in confronto ai giovani polli (uno per tutti Lorenzo, già promosso a galletto), continua a fare le uova. A Sepang, in Malesia, è arrivato il nono uovo-mondiale (e qui, giuro, la smettiamo con questa associazione), il settimo titolo nella classe regina delle due ruote.

In 14 stagioni di motomondiale solo cinque volte “il dottore” non si è laureato campione a fine anno, conto presto fatto: tre anni per l’apprendistato nelle tre classi (in 125 nel 1996, in 250 nel 1998 e nella vecchia 500 nel 2000 – anni seguiti, manco a dirlo, da tre titoli mondiali) e poi le due uniche vere sconfitte in MotoGp, nel 2006 da Hayden e nel 2007 dall’imprendibile Stoner.

Imprendibile l’australiano lo è stato anche sull’asfalto bagnato di Sepang a conferma di essere tornato su un buon livello di forma – due successi in sette giorni dopo cinque mesi di digiuno. Ancor prima di partire la situazione è volta subito a sua favore (e come no di Rossi): Lorenzo non si schiera sulla griglia in tempo utile ed è costretto all’ultimo posto. Con queste premesse Valentino non vuole assolutamente rischiare e alla prima curva si tiene lontano da pericolosi contatti: larghissimo passa dalla pole a centro gruppo dov’è già risalito Lorenzo. Lo spagnolo passa e Rossi ne battezza la ruota. Rimonta a braccetto fino al 4° e 5° posto e controsorpasso dell’italiano a 14 giri dalla fine. Davanti Stoner fa gara in solitaria seguito a notevole distanza dalle due Honda ufficiali. Rossi però la parte del ragioniere proprio non la sa fare e vuole il podio, Dovizioso capisce che gli tocca fare un regalo per il nono titolo del connazionale e si sdraia a 8 giri dal termine. Ora c’è tutto, Rossi ha un margine rassicurante su Lorenzo e abbandona l’idea di riprendere Pedrosa che conquista così il suo primo podio bagnato in MotoGp. Come dire, giovani polli crescono…

Riccardo Marchese

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Button e BrawnGp, campioni si diventa

In Brasile Jenson Button chiude il discorso per il titolo con una gara d’anticipo. Alla Brawn anche il mondiale costruttori.

Dove comincino i meriti di Jenson Button, 31° campione del mondo nella storia della Formula1, rispetto all’intuizione regolamentare avuta da Ross Brawn nel realizzare una vettura borderline è tutto da stabilire. Certo è che la Brawn Gp di inizio campionato era una vettura imprendibile, diversa dalle altre ma proprio per questo più veloce. In quel momento bastavano la fortuna e la capacità (mancate a Barrichello) di arrivare al traguardo per ottenere punti importanti: nelle prime sette gare Button chiude con sei vittorie e un bronzo (stando alle opinabili intenzioni di Ecclestone fortunatamente rientrate) e con un parziale di 61 punti dovuto al punteggio dimezzato del G.P. di Malesia.

Non mancarono le polemiche per la “banda del buco”, spente solo in minima parte dalla sentenza Fia che sancì la regolarità del doppiofondo dell’ex Honda (a proposito chissà come saranno contenti i vertici della casa giapponese per aver regalato a Brawn una scuderia mondiale, pagandogli anche i primi mesi di gestione!).

A stagione in corso tutti corrono ai ripari: si copia l’idea della Brawn Gp, ma senza la possibilità dei test i tempi per ottenere dei risultati si allungano inevitabilmente. Nuovi investimenti – non fosse bastata la costosa idea del kers – proprio nell’anno in cui scoppia il caso del tetto massimo di spesa (anche qui alla fine dietrofront Fia).

Tra una lite e un polverone (radiazione di Briatore) Jenson Button paga la crescita degli avversari e la capacità della Red Bull di adattarsi ad alcuni tracciati. Nelle otto gare che seguono il favoloso inizio dell’inglese arrivano 24 punti, quanto basta comunque per presentarsi a San Paolo (penultimo appuntamento dell’anno) per giocarsi un match point con +14 sul compagno Barrichello.

La pioggia delle qualifiche fa sognare la torcida brasiliana: Rubens è primo, Button 14°. La gara è però un’altra storia e pone le basi per tornare al discorso dei meriti e della fortuna: Button sfrutta la bagarre iniziale e recupera subito cinque posizioni. Dopo la prima serie di pit-stop Barrichello si fa scavalcare da Webber e Kubica. Button infila un sorpasso dopo l’altro, Barrichello fora un pneumatico e finisce nelle retrovie. Alla fine vince Webber (quinto successo stagionale per la Red Bull), ma la festa è per il “paracarro” inglese (gentile definizione assegnatagli da Briatore). Un ultimo dato: era dal 2004 che il mondiale non vedeva in testa lo stesso pilota dall’inizio alla fine, ieri Schumacher, oggi Button. Cosa abbiano in comune i due siamo ancora qui a chiedercelo.

Speciale Formula1: Classifiche piloti e costruttori

Il Mondiale 2009 su Wikipedia

Riccardo Marchese

Sport in lutto, morto Alberto Castagnetti

Il c.t. dell’Italia del nuoto aveva 66 anni. Aveva subito un intervento al cuore ad inizio settembre.

Alberto Castagnetti con Federica Pellegrini

Per chi segue il nuoto oggi è un giorno triste. È morto Alberto Castagnetti, c.t. della nazionale dal 1987, l’allenatore dell’Italia del boom, di Sidney 2000, di Fioravanti prima della Pellegrini poi. Sotto la sua guida una miriade di successi: dall’oro mondiale di Giorgio Lamberti a Perth 1991 ai trionfi nel mondiale di Roma del luglio scorso della Pellegrini e della Filippi. Passando obbligatoriamente per le medaglie a cinque cerchi: 14 in sei olimpiadi, di cui 4 ori (2 Fioravanti, Rosolino, Pellegrini), i primi per la storia azzurra.

Difficile spiegare a chi non l’abbia mai sentito parlare di nuoto la sua totale passione e la sua disponibilità anche con i media. Altro che le irritanti conferenze stampa degli strapagati manager del calcio, Castagnetti era sempre pronto a chiarire le sue decisioni, a parlare con franchezza di tutto, senza frecciatine, senza malizie, pronto a scusarsi degli errori commessi.
Anche questo lo rendeva un allenatore modello. Con lui Federica Pellegrini si è ritrovata, superando un momento non facile della sua carriera. Un secondo padre lo ricordava lei, la mia quarta figlia replicava lui. C’era da crederlo: le sue lacrime dopo ogni successo non lasciavano dubbi.

Riccardo Marchese

Lo sport azzurro è sempre più rosa

Le ragazze del volley bissano in Polonia il successo europeo di due anni fa. Dal nuoto al ciclismo, dai tuffi al tennis, l’Italia dello sport parla femminile.

 

Bis azzurro, l'Europa è ancora nostra. (Reuters)

Marcia trionfante, rullo compressore, percorso netto… verrebbe da utilizzare tutte le definizioni possibili per raccontare del dominio dell’Italvolley femminile agli Europei appena conclusisi in Polonia. Una vittoria che conferma il ruolo della squadra azzurra, almeno a livello europeo imbattibile: en plein come due anni fa in Belgio e Lussemburgo (8 vittorie su 8 partite con soli due set lasciati alle avversarie). 

Perentorio anche il 3-0 inflitto alle olandesi in finale, con un’unica flessione all’inizio del secondo set (sei punti da recuperare), pausa mentale frutto probabilmente del facile 25-16 del primo parziale. Bravo il ct Barbolini a dare la sveglia al momento giusto, unico compito in una serata in cui a chi era in campo c’era davvero poco da dire. E allora i complimenti a chi era in campo: Paola Cardullo (premiata miglior libero), Eleonora Lo Bianco (miglior palleggiatrice), Simona Gioli (miglior schiacciatrice),Taismary "Tai" Aguero, Jenny Barazza, Antonella Del Core e Francesca Piccinini (una delle tre reduci, insieme a Cardullo e Lo Bianco, del mondiale vinto nel 2002 in Germania). Menzione anche per chi il campo lo ha visto poco: Ortolani, Secolo, Rondon, Arrighetti e Merlo completano il gruppo.

BELLE E VINCENTI Era stato un po’ il nostro slogan per i Mondiali di nuoto di Roma, lanciato in luglio quando Tania Cagnotto e Francesca Dallapè colsero l’incredibile argento nel sincro da tre metri. Le imprese di Federica Pellegrini e Alessia Filippi confermarono quell’intuizione e dell’intero bottino italiano solo l’oro di Cleri sfuggì a tale logica.
Passano i mesi e ai Mondiali di ciclismo svizzeri sono ancora le donne a tenerci su: Noemi Cantele è argento nella gara a cronometro e bronzo in quella in linea vinta dall’azzurra Tatiana Guderzo.
Senza storia anche il confronto nel tennis. Le differenze vanno dall’ingresso della Pennetta nella top ten (il miglior uomo è Andreas Seppi 55° al mondo) alla finale di Fed Cup, in programma il 7-8 novembre contro gli Usa, mentre i ragazzi non sono neppure nel tabellone principale della Coppa Davis e non ci saranno neppure per il 2010, sconfitti inevitabilmente nel playoff dalla Svizzera di Roger Federer.

Riccardo Marchese