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Berlino2009: quella volta che restammo a secco

Ai Mondiali di atletica tedeschi l’Italia per la prima volta chiude senza medaglie. Super-Bolt fa tripletta nella staffetta e la sua Giamaica è seconda solo agli U.s.a. nel medagliere.

 “ZERU TITULI” Questo direbbe Mourinho dell’Italia dell’atletica. In realtà va anche peggio, perché quello appena concluso a Berlino, oltre ad essere il terzo mondiale di fila senza titoli per gli azzurri (l’ultimo oro resta quello di Giuseppe Gibilisco a Parigi nel 2003) è il primo nella storia senza neppure podi. Due medaglie di legno – Rubino nella 20 Km di marcia e Di Martino nell’alto – e altri sette piazzamenti nei dieci, il bottino azzurro è tutto qui.

DELUSIONI? Eppure resta difficile addossare responsabilità ai singoli atleti. Alex Schwazer ed Elisa Rigaudo diventano colpevoli per non aver ripetuto le prove di Pechino. Troppo facile. Antonietta Di Martino non conferma il podio mondiale di due anni fa, ma pochi tengono conto che rispetto alle atlete sul podio a Berlino paga una ventina di centimetri d’altezza.
La verità è che l’Italia dell’atletica non ha più dietro un movimento. Ci affidiamo alle tre o quattro eccellenze che sono talenti naturali e che vengono lasciati troppo spesso al loro destino. Lo testimonia Antonietta Di Martino quando dice di essere caduta quasi in depressione a causa di allenamenti in solitaria, o il caso Andrew Howe e un infortunio che non trova cura da troppo tempo.

BARCELLONA 2010 Proiettando i piazzamenti ottenuti dagli azzurri a Berlino il quadro diventa meno fosco in ottica Europei del prossimo anno. E’ un gioco sia ben chiaro: Silvia Weissteiner sarebbe oro nei 5.000, Giorgio Rubino argento nella 20 Km, così come la 4×100. Attendendo qualcosa di nuovo e importante dalle stelle…

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Riccardo Marchese

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Bolt da sogno, Italia da incubo

Nei 200 metri il giamaicano ottiene l’oro con un nuovo incredibile record del mondo (19”19). Per gli azzurri invece non c’è gioia: Schwazer si ritira nella 50 Km di marcia. Ora rischiamo seriamente di restare fuori dal medagliere.

Ap

Poco più di due milioni e mezzo di abitanti – la metà di quanti ne conta il Lazio – in 11.000 Km quadrati di superficie, pressappoco l’Abruzzo. Il prodigio Giamaica letto in questi numeri fa ancora più sensazione.
Ai Mondiali di atletica di Berlino questo piccolo paese del Centro America sta lottando alla pari con le storiche superpotenze dello sport, Usa e Russia su tutti.
Finora 5 ori, 2 argenti e 2 bronzi ma non è ancora finita, anche le staffette veloci dovrebbero tingersi di giallo, verde e nero, così da migliorare il bottino di Pechino (6 ori – 3 argenti – 2 bronzi) ottenuto, neanche a dirlo, tutto nell’atletica o ancor più specificamente tutto nelle gare di velocità (dai 100 ai 400 metri, ostacoli inclusi). Perché in Giamaica si corre, e si corre forte…

MISTER 11 CENTESIMI Come dire altrimenti di Usain Bolt, il velocista che nel giro di un anno ha riscritto la storia della velocità. La sua doppietta con doppio record del mondo a Pechino apparve come qualcosa di insuperabile, oggi è già preistoria. Oggi è Berlino: oro e record nei 100, oro e record anche nei 200 metri, davanti al panamense Alonso Edward e allo statunitense Wallace Spearmon. Ma c’è qualcosa in più che va oltre la semplice definizione di record del mondo. Usain Bolt ha abbassato quelli che erano già i suoi primati di ben 11 centesimi, da 9”69 a 9”58 e da 19”30 a 19”19 . Un’enormità, un balzo di decenni nella distanza più breve, visto che qui non sono entrati in causa supercostumi o assurdità del genere.
L’interrogativo ora è fin dove Bolt potrà arrivare. Con un po’ di vento a favore non è un azzardo affermare che possa scendere sotto i 9 secondi e mezzo nei 100 e sotto i 19 secondi nei 200. Da brivido.

AZZURRI Per la prima volta ad un mondiale l’Italia che corre, salta e lancia rischia di tornare a casa senza medaglie. Sembrava difficile far peggio di Helsinki 2005, quando arrivò solo il bronzo di Alex Schwazer. Ancora a lui era stato affidato il compito di salvare la faccia della spedizione tricolore. Ma il doppio bronzo mondiale e campione olimpico in carica è incappato nella classica giornata no, quella che negli sport di fatica estrema ti rende “svuotato”. E la 50 km di marcia è fatica per eccellenza. L’oro è andato al russo Sergey Kirdyapkin, miglior italiano è stato Marco De Luca, ottavo con il suo primato personale 3:46’31”.

ULTIME SPERANZE Carte da giocare ne abbiamo veramente poche. Il redivivo Giuseppe Gibilisco, campione del mondo a Parigi 2003 e bronzo olimpico ad Atene, ha centrato un’insperata finale nel salto con l’asta. Difficile chiedergli di più. Stesso discorso per Clarissa Claretti entrata nella finale del lancio del martello con la dodicesima e ultima misura (70.01). Eguagliare il settimo posto di Pechino passando il primo taglio di quattro atlete sarebbe per lei un buon risultato.
Resta l’illusione della staffetta 4×100 metri maschile, capace di entrare in finale con il quarto tempo (38”52) vincendo la propria semifinale contro… la Giamaica. Certo mancavano Powell (in forse) e Bolt ma è stato comunque esaltante. Finora il miglior sprazzo di azzurro in questo mondiale giallo, verde e nero.

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Riccardo Marchese

Aggrappati ad Alex

Ai Mondiali di atletica di Berlino l’Italia è ancora senza medaglie. Migliori risultati i quarti posti di Antonietta Di Martino nel salto in alto e di Giorgio Rubino nella 20 Km di marcia. L’unica speranza concreta resta Schwazer…

L'ingresso solitario nello stadio di Pechino. (Alexschwazer.com)

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Berlino 2009 – Bolt scrive la storia

Ai Mondiali di atletica di Berlino Usain Bolt vince i 100 metri con 9”58, nuovo stratosferico record del mondo. Argento per l’americano Gay, bronzo per l’altro giamaicano Powell.

Bolt sul traguardo: il crono segna il suo storico 9''58. (GazSport)

Berlino, domenica 16 agosto 2009: l’uomo si scopre più veloce. E non di poco. Usain Bolt ha vinto il suo primo oro ad un mondiale abbassando il record del mondo nei 100 metri di 11 centesimi.
Un’enormità scendere dal suo 9”69 ottenuto a Pechino con facilità disarmante, a 9”58, mettendoci finalmente impegno quasi fino alla fine. 11 centesimi in meno, un abisso, un balzo di decenni. Per rendere l’idea, dal record di Jim Hines, 9”95 all’Olimpiade di Città del Messico nel ’68, fino a quello di Bolt a Pechino, il miglioramento era stato, nel corso di 40 anni, di 26 centesimi.

Si entra in un altra dimensione, si fissa l’appuntamento per abbattere la soglia dei 9 secondi e mezzo. Discorsi che chissà quanto faranno piacere a Tyson Gay, argento con 9”71, tempo che sarebbe valso tutti gli ori di mondiali e olimpiadi fino a Pechino. Nuovo record personale, record americano, addirittura 14 centesimi meglio del suo 9”85 che portò all’oro nella precedente edizione dei mondiali, a Osaka nel 2007.
Allora come oggi il bronzo va ad Asafa Powell (9”84), l’ex recordman senza ori individuali, un atleta che soffre le finali anche se a Berlino stava riuscendo nell’impresa di restare fuori al primo turno (terzo in batteria con un rischiosissimo 10”38).
Tre protagonisti che fanno dimenticare il resto, e che al di là di meeting e golden league (diamond league dal prossimo anno) rivedremo giocarsi qualcosa di importante solo fra due anni, nel mondiale coreano di Daegu, quello che porterà dritti a Londra. Chissà allora Bolt che appuntamenti avrà preso.

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Riccardo Marchese