Archivio mensile:novembre 2009

Italrugby, una vittoria per ripartire

Ad Ascoli, dopo tredici sconfitte consecutive, l’Italia ritrova la vittoria (24-6) contro le Isole Samoa.

Finalmente verrebbe da dire. L’Italia del rugby ritrova la vittoria, una vittoria arrivata nonostante l’assenza del capitano azzurro Sergio Parisse, infortunatosi gravemente al ginocchio destro (rottura legamento crociato anteriore) durante l’allenamento di giovedì. Da quattro a sei mesi di stop, una vera tegola sull’Italrugby proiettata verso il Sei Nazioni 2010 (esordio il 6 febbraio a Dublino, contro l’Irlanda).
525 giorni dopo dunque; l’ultimo successo la squadra di Nick Mallet lo aveva ottenuto quasi un anno e mezzo fa, il 28 giugno 2008 contro l’Argentina a Cordoba. Poi una stagione di sconfitte: nei tre test match di novembre (Australia, Argentina, Isole del Pacifico), nei cinque incontri del 6 Nazioni, e nelle tre amichevoli del tour estivo (Australia 2 volte, e Nuova Zelanda). Totale 11 a cui vanno aggiunte le battute d’arresto delle scorse settimane contro Nuova Zelanda e Sudarica. L’ultima occasione per evitare che il 2009 passasse alla storia come l’anno delle sconfitte era la sfida alle Samoa.

Partiamo forte: piazzato di Mirco Bergamasco e meta di McLean, subito 8-0. I samoani reagiscono e trovano i primi tre punti con il piede di Esau. La sfida non è spettacolare, ancora due piazzati italiani (Bergamasco e Gower) e un altro di Esau, si va al riposo sul 14-6.
Nella ripresa il distacco si allunga. Prima Tebaldi inventa un drop, poi con la superiorità numerica arriva una meta tecnica trasformata ancora da Mirco Bergamasco (miglior marcatore del match con 8 punti). Finisce 24-6 e per i complicati calcoli del ranking è una vittoria che permette all’Italia di scavalcare proprio le Isole Samoa raggiungendo l’11.a posizione.

Rimpiange la perdita di Parisse (che giudica il miglior numero 8 in Europa, forse al mondo) ma è contento per la prestazione offerta dai suoi il c.t. Nick Mallet: “Nonostante qualche errore di troppo siamo riusciti a imporre il nostro gioco, a dominare la partita e non concedere agli avversari nemmeno una chiara occasione da meta”.
Il 2009 è in parte riscattato, ma per il 2010 ci aspettiamo qualcosa in più.

Riccardo Marchese

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Formula1 – Sognando Schumacher

La rivoluzione continua. Fermento che investe la Formula1 nel mercato piloti e non solo…


La Mercedes va per la sua strada, divorzia dalla McLaren e compra in sposa la Brawn. Nasce la MercedesGp, la guideranno due tedeschi: il primo è Nico Rosberg, il secondo nome è un’utopia, Michael Schumacher. Ma come – direte voi – e i suoi problemi al collo che gli impedirono il clamoroso ritorno in Ferrari durante la scorsa stagione? Acqua, acqua. Se anche quei problemi Schumy li avesse accusati davvero, non furono di certo la prima causa del mancato rientro. Diciamo che le magre figure di Badoer e Fisichella non avrebbero giovato all’immagine vincente del tedesco. Rimettersi in gioco… chissà come la prenderebbe ora il pubblico rosso, in uno strano rovesciamento di ruoli rispetto all’ultimo anno di “Kaiser Schumy”, quando il rivale era proprio Alonso (stagione 2006). Schumacher o no (prima alternativa a lui Nick Heidfeld, orfano Bmw) è lo spagnolo in Ferrari la mossa che sposta gli equilibri del mondiale, il colpo che fa passare in secondo piano anche il trasferimento dell’iridato Button alla McLaren (a fare da scudiero ad Hamilton?).
 
Oscar al cambiamento per la Brawn: nome, proprietà e piloti tutto in colpo solo (con il bel record di aver corso un anno ed aver vinto entrambi i titoli). Barrichello emigra allora alla Williams che appieda Nakajima (era ora!) e punta sul giovane Hulkenberg, vincitore della GP2. Certezze le ha invece il gruppo Mateschitz: la Red Bull conferma Vettel e Webber, la Toro Rosso si tiene Buemi e Alguersuari. Bel colpo per la Renault che arruola il polacco Kubica e tentenna sulla conferma di Grosjean. L’addio della Toyota appieda Trulli e il promettente Kobayashi, mentre Timo Glock firma per la debuttante Manor. Proprio ai quattro nuovi team guardano tanti piloti alla ricerca di un ingaggio (Kovalainen, Piquet Jr., Bourdais) visto che solo la Campos ha ufficializzato Bruno Senna. Sedili liberi dunque anche alla Lotus e al Team US F1, mentre la “vecchia” Force India terrebbe volentieri Sutil (che da tedesco sogna la MercedesGp) e indugia sulla conferma di Liuzzi. Morale: dopo 40 anni si rischia di partire senza un pilota italiano.

Riccardo Marchese

Ragazze magiche, altra impresa

Pallavolo donne

Dopo l’incredibile trionfo di Pennetta-Schiavone & co. nel tennis, le ragazze del volley avranno avuto un sussulto. Poco più di un mese e la loro impresa europea rischiava di essere dimenticata, seppellita dalla più vicina vittoria della Fed Cup. Meglio rinfrescare la memoria avranno pensato. L’occasione la offriva la World Grand Champions Cup (una sorta di Confederations Cup calcistica con tutte le squadre vincitrici dei propri tornei continentali) a cui l’Italia partecipava per la prima volta.

Si vola in Giappone, finora sede fissa dell’evento, girone unico di sei squadre, avversario principale il Brasile campione olimpico qui in veste di campione sudamericano.
Le prime due sfide non fanno vedere la migliore Italia: la modesta Thailandia è sì battuta 3-0 ma con qualche sofferenza di troppo nel punteggio, la Corea del Sud poi va avanti addirittura 0-2 e ci costringe al doppio vantaggio nel terzo set; brividi prima della discesa: 25-19 e 15-9 al tie-break.
Il terzo giorno consecutivo di gare ci mette di fronte alla Repubblica Dominicana, capace di tenere fuori dal torneo gli Stati Uniti (battuti nella semifinale del campionato nordamericano poi vinto). Arriva il miglior saldo punti del nostro cammino, 3-0 senza repliche e da Tokyo via verso Fukuoka per disputare le ultime due sfide.
Quella decisiva è con il Brasile (tra l’altro campione in carica anche della manifestazione) che come noi ha vinto i primi tre incontri. Serve la migliore Italia ed è puntuale: 25-21, 25-23, 25-21 in due ore di grande pallavolo. L’ultimo ostacolo è il Giappone padrone di casa. Punto su punto le azzurre vincono i primi due set (32-30, 25-22) ma cedono il terzo al doppio vantaggio (24-26) per prendersi gioco, partita e torneo nel quarto parziale.

Entusiasta delle sue ragazze il c.t. Barbolini: “Ho a disposizione una squadra eccezionale, pronta a qualsiasi sacrificio. Siamo venuti qui con poca preparazione, ma le ragazze hanno saputo trovare risorse psico-fisiche per chiudere nella migliore delle maniere una stagione da incorniciare”. Giochi del Mediterraneo, Europeo e Grand Champions Cup. Mi sa che servono altre statue…

Riccardo Marchese

Fed Cup, ragazze da urlo

Per la seconda volta in quattro anni la Davis al femminile è dell’Italia! In finale superati gli Usa senza Williams 4-0. 

Fed Cup, ragazze da urloOttimismo dilagante: da Reggio Calabria era salito verso nord inarrestabile. A scatenarlo il forfait di Serena Williams, un regalo non richiesto ma graditissimo. A ricordarlo i bookmakers: Italtennis strafavorita nella finale di Federation Cup, quota 1,20 (per vincere un euro bisognava puntarne 5). Eppure il monumento invocato dal ct Barazzutti andrebbe eretto davvero a queste ragazze. Secondo trionfo dopo l’impresa di Charleroi nel 2006, quando si dimostrò che la squadra può battere il fuoriclasse (3-2 al Belgio della Henin). Campionesse del mondo per la seconda volta in quattro anni, nel segno di Pennetta & Schiavone. I loro punti (9 vittorie su 10 incontri disputati, unica sconfitta per Flavia contro la Kuznetsova in semifinale) hanno reso formale il compito del doppio: Roberta Vinci e Sara Errani hanno sì sempre vinto, ma sempre a risultato già acquisito (non una colpa che le sminuisca).

Il cammino verso il trionfo era cominciato in Francia, a febbraio, contro la Mauresmo. Per contrastarci i cugini scelgono il cemento, ma non basta. Cappotto, (0-5!) senza rallegrarci troppo perché in semifinale ci tocca la fortissima Russia.
Si gioca in casa, a Castellaneta Marina, e la prima giornata è un sogno: Pennetta e Schiavone ci portano sul 2-0 contro le detentrici del titolo. Kuznetsova e Chakvetadze, proprio loro che ci avevano affossato nella finale del 2007. Ma stavolta tocca a noi, Flavia cede alla Kuznetsova e allora chiude Francesca: la vendetta è compiuta.
Dall’altro lato del tabellone la spuntano gli Stati Uniti (3-2 alla Repubblica Ceca) che tornano in finale dopo cinque anni. Senza Williams non fanno paura: Flavia Pennetta liquida la Glatch 6-3, 6-1, Francesca Schiavone vince il primo set al tie-break e piega 6-2 le resistenze della Oudin nel secondo gioco. La festa è pronta, l’occasione è da non fallire: Pennetta batte Oudin 7-5, 6-2, l’Italia torna regina. Il doppio arrotonda, l’altro singolare salta perché è tempo di gioire. “Riscritta la storia del tennis azzurro” dice Barazzutti, ha ragione ancora. Prepariamo le statue…

Riccardo Marchese

Formula1 tra presente e futuro

Il Mondiale più strano della storia si chiude ad Abu Dhabi con la vittoria di Vettel su Red Bull. Aspettando Alonso in rosso…

Abu Dhabi, riflettori accesi durante la gara. (Gazzetta)
Con la doppietta della Red Bull sul nuovissimo tracciato di Abu Dhabi (cornice stupenda ma disegno del circuito ancora una volta privo di punti per sorpassare) si è conclusa la stagione della Formula1. Un anno di profonde trasformazioni con vetture molto diverse sia dal passato (il nuovo regolamento tecnico le ha rese più piccole e compatte) che fra di loro (come non citare il fantomatico kers, adottato in modo continuativo solo da Ferrari e McLaren e già mandato in soffitta per il prossimo campionato o il doppiofondo iniziale che ha fatto volare la Brawn Gp).

 

Una diversità dai mondiali precedenti che ha prodotto equilibrio e spettacolo solo nella seconda parte della stagione, con un’estate (7 giugno – 30 agosto) fatta di 6 gran premi e 6 vincitori differenti. Riaprire la caccia a Button ad un certo punto sembrava lecito, per le Red Bull soprattutto. Più difficile, se non impossibile per la Ferrari: tre podi in fila con il successo di Spa (in Belgio) per Raikkonen il punto più alto della stagione. La rossa ripartirà senza il finlandese, ma con un Alonso in più affiancato allo sfortunatissimo Massa.

 

Mercato piloti in fermento con Barrichello che dalla Brawn passa alla Williams (farà coppia con l’esordiente Hulkenberg) e con Rosberg pronto a fare il percorso inverso. Chi non si muoverà è Vettel, campioncino in erba, vincitore ad Abu Dhabi (quarto successo dell’anno) pronto con la sua Red Bull a sfidare tutti. La voglia è di guardare avanti perché dietro c’è stato il buio, voglia di voltare pagina sperando che Todt sia un presidente Fia migliore di chi l’ha preceduto. Come bega iniziale l’affare gomme: il 2010, anno in cui scompariranno i rifornimenti, sarà l’ultimo mondiale della Bridgestone come fornitrice di pneumatici. La notizia dell’addio della casa giapponese lascia un po’ tutti nello sconforto. Urge trovare gomme, perché un mondiale senza, non riusciamo proprio ad immaginarlo.
 

 Riccardo Marchese