Archivio mensile:novembre 2006

L’Italia crolla: è solo 4° posto

Anja Spasojevic supera il muro azzurro di Paggi e Lo Bianco. AfpOSAKA (Giappone), 16 novembre 2006 – Sprofondo azzurro. La due giorni di Osaka si chiude con una grande delusione per la nazionale azzurra, ex campione del mondo. Dopo la netta sconfitta (3-0) nella semifinale con la Russia, le azzurre di Massimo Barbolini sbagliano anche la seconda partita consecutiva e chiudono il Mondiale al 4° posto.
Obiettivo minimo centrato (confermarsi nel gotha della pallavolo), ma la delusione nel clan azzurro resta grande per la medaglia che se n’è andata così. Rinieri e compagne hanno sbagliato molto sia nell’atteggiamento che nella tecnica, incapaci di recuperare contro una squadra quadrata, tosta, ma che non è sembrava poi tanto superiore alle azzurre come invece era apparsa la Russia nel giorno precedente.
Fin dal primo set la nazionale italiana ha mostrato segni di sbandamento, sia in ricezione che in attacco. Invece Spasojevic e compagne filavano via veloci nel punteggio, memori anche della netta vittoria ottenuta sulle azzurre nella prima partita del girone, a Nagoya. Mentre la Serbia & Montenegro costruiva punto su punto la prima storica medaglia in campo femminile, le azzurre finivano a turno in panchina. Barbolini le ha provate tutte per cercare di dare una scossa a questa squadra, ma senza riuscirci: contrariamente a quella che è la sua "filosofia" ha infilato una lunga serie di cambi, che però non hanno portato a sensibili cambiamenti di rotta. E’ uscita la Piccinini, è uscita la Rinieri e poi a turno Anzanello, Paggi, anche la Togut – grande protagonista del Mondiale 2002, quando venne eletta mvp della manifestazione – ha chiuso la partita per il bronzo in panchina, con un groppo alla gola grosso così.
Come altre volte in passato (non ultima la finale dell’Europeo dell’anno scorso o il quarto di finale olimpico contro Cuba, tanto per citare le delusioni più cocenti e recenti) le azzurre si sogno sciolte. Neppure il 7-2 con cui hanno iniziato il terzo parziale è servito a invertire il senso della partita. I 26 errori punto (oltre un terzo dell’intero bottino serbo) sono un’ancora che tiene in porto tutte ambizioni azzurre. Mentre fa volare la squadra di Terzic.
da GAZZETTA.IT
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Grand’Italia, è in semifinale

Esultano le azzurre, sono in semifinale. Afp 
NAGOYA (Giappone), 12 novembre 2006 – Non c’è stato bisogno di calcolatrici e blocco notes: l’Italia travolge 3-0 (25-17, 28-26, 25-23) anche il Giappone (ottava vittoria consecutiva, eguagliando il record maschile della nazionale di Bebeto nel ’98) e sbarca in maniera trionfale fra le prime 4 del mondo per la seconda volta (consecutiva) nella sua carriera. Ma, al contrario di quanto fece 4 anni fa (quando poi vinse), non usa la porta di servizio per entrare nella competizione ad eliminazione diretta, si fa annunciare da potenti squilli di tromba, anzi di schiacciata.
Saranno anche stati avversari più abbordabili (che però con gli altri hanno differenti rendimenti), sarà anche questa formula (che comunque non premia i più fortunati, bensì i più forti), ma la squadra di Barbolini supera anche la prova del pubblico. Davanti agli 8000 della Rainbow Hall e al presidente Mondiale Ruben Acosta (con signora) non si è fatta sorprendere, spegnendo punto dopo punto le residue speranze delle giapponesi di conquistarsi una fetta di paradiso.
Solo nel secondo set il Giappone è riuscito a rimettersi in partita e ha in qualche maniera creato problemi alle azzurre, forse un po’ distratte dall’infortunio alla caviglia destra occorso a Paola Paggi sul 14-11 (la centrale della Foppapedretti Bergamo si è infortunata ricadendo dopo un attacco murato). Forse un po’ deconcentrate dal punteggio nettamente a loro favore (21-15) che si era creato dopo. Sta di fatto che da quel momento in poi l’Italia si è bloccata, ha subito un parziale di 9-2 (con 4 errori) che ha portato il Giappone, per la prima volta, davanti. Le nipponiche hanno anche avuto l’occasione di pareggiare i conti (come set), ma due muri della Lo Bianco (sì, avete letto bene) – uno punto, uno intercettato – e una serie di attacchi della capitana Rinieri, hanno sbloccato la situazione, fino a quando l’Italia ha chiuso ai vantaggi.
Dopo la sosta (qui al termine del 2° set quando giocano le giapponesi c’è uno spettacolino), l’Italia non ha mostrato lo stesso smalto, ma è riuscita comunque a chiudere i conti con il distacco massimo.
E adesso in semifinale (mercoledì ad Osaka, ore 8 italiane) incontrerà la Russia di Gianni Caprara (sconfitta dal Brasile), mentre dall’altra parte la sorpresa Serbia & Montenegro, dopo aver sofferto contro Taiwan (estromettendo così le cubane) avrà di fronte il Brasile, unica squadra imbattuta di questo torneo. La nazionale di Belgrado, unita per l’ultima volta in una manifestazione ufficiale, 28 anni dopo la sua ultima partecipazione a un Mondiale (quando scese in campo come Jugoslavia), sbarca in maniera trionfale nel gotha della pallavolo. Al termine di una giornata ricca di pathos, la formazione allenata da Zoran Terzic (già tecnico della Stella Rossa e prima della nazionale juniores), ha rischiato più volte di finire fuori dalle prime 4 dopo aver dominato il proprio girone fino all’altro ieri. Quando vinceva 2-0 contro il Giappone e sembrava sul punto di completare una marcia inarrestabile dopo le vittorie su Italia e Cuba (nelle prime due giornate del Mondiale). Invece dopo la rocambolesca (2-3) sconfitta contro le padrone di casa, Spasojevic e compagne hanno rischiato il clamoroso capitombolo anche contro Taiwan. Una vittoria al tiebreak sulle asiatiche pone le serbe fra le prime 4.
da GAZZETTA.IT

Levi: domina Raich, Rocca terzo

Giorgio Rocca è nato il 6 agosto 1975. ApLEVI (Finlandia), 12 novembre 2006 – E’ sempre Rocca. Allo primo slalom di coppa del Mondo l’azzurro torna sul podio e chiude al terzo posto a 77/100 dal vincitore Benny Raich e a 62/100 dallo svedese Markus Larsson, che aveva vinto l’ultimo slalom della scorsa stagione. Per Giorgio, che riparte con in mano la coppa del Mondo di slalom 2006, è un ritorno tra i primi tre. Il 31enne di Livigno era secondo dopo la prima manche, a soli tre centesimi dal leader Raich. Nella seconda è stato meno incisivo sul muro rispetto ai due avversari, che hanno guadagnato lì in vantaggio decisivo. Rocca aveva aperto la scorsa stagione con cinque successi di fila e ha centrato il 21° podio (11 sono state vittorie) di Coppa in slalom, specialità in cui non entrava tra i migliori tra dal 15 gennaio 2006, quando vinse a Wengen.
Il successo di Raich riporta in vantaggio l’Austria sugli azzurri nei successi di slalom in Coppa: il Wunderteam è a quota 69, l’Italia a 68. Su un pendio non impegnativo, ma ghiacciatissimo, altri due azzurri sono finiti nei 30: Cristian Deville, 23° a 2"53, e Manfred Moelgg, ultimo degli arrivati al traguardo (a 9"18) dopo un gravissimo errore a metà della seconda manche. Niente da fare per Bode Miller e per l’atteso Ted Ligety, che non si sono qualificati per la seconda frazione, come gli altri italiani Schmid, Thaler, Fill e Zardini. Tiezza e Innerhofer invece hanno inforcato.
da GAZZETTA.IT

Accomunati da un insolito destino

Né rossa né Rossi. Alla fine la stagione motoristica lascia i tifosi italici con un pugno di mosche in mano. Dopo la Ferrari è toccato a Vale veder sfumare un titolo allo sprint finale, dopo aver rincorso per una stagione e raggiunto l’avversario. Un’ennesima dimostrazione che gli invincibili non esistono.
L’Alonso di turno è Nicky Hayden, americano con all’attivo tre sole vittorie in carriera, due in queste campionato. Hayden non ha un talento puro, ma è un pilota discreto arrivato a questo risultato grazie alla continuità e alla affidabilità della sua Honda. Il sistema che assegna i punti nel motomondiale premia la costanza di rendimento che quest’anno Rossi non ha avuto, cinque volte fuori dai primi dai dieci. Sembra doveroso precisare che se Alonso ha vinto il suo secondo titolo grazie alla sua classe cristallina, Hayden ha saputo approfittare degli errori e delle sfortune altrui.
Dopo cinque anni di incontrastato dominio Rossi cede il titolo più prestigioso del motociclismo, pur con la consapevolezza di aver dimostrato di essere il più forte. Un gran rammarico che il campione di Tavullia dovrà trasformare in motivazioni, per riprendersi già nel 2007 il titolo iridato.
Riccardo Marchese