Archivio mensile:dicembre 2009

F1: il ritorno di Schumy è ufficiale

Accordo raggiunto: "A Brawn e Mercedes non potevo dire no". E il popolo rosso come la prenderà? 

Prima una suggestione, poi un’idea concreta, ora realtà tangibile: Michael Schumacher è il nuovo pilota della MercedsGp. Che l’accordo fosse nell’aria era ormai scontato, ma l’annuncio ufficiale è apparso solo questa mattina (11:03 del 23 dicembre) sul sito internet della scuderia tedesca (sito peraltro ancora non aggiornato sul cambio di nome del team). Il sette volte campione del mondo affiancherà Nico Rosberg, ritrovando al muretto quel Ross Brawn con cui già festeggiò i tanti trionfi in rosso.

Alto tradimento grida il popolo ferrarista. Dopo tre anni lontano dai volanti della Formula1 (passati per lo più a ruzzolare da moto) Schumacher (quello forte) ritornerà in pista da avversario. Beffardo il destino: stagione 2006, il popolo rosso sogna la rimonta di Schumy ai danni dell’odiato Alonso (allora Renault ora Ferrari). Ci si crede fino a Suzuka, quel motore in fumo è metafora perfetta della stagione. A fine anno il ritiro, un posto da consulente allo sviluppo delle vetture e il gran rifiuto dell’estate 2009: c’è da sostituire lo sfortunato Massa, ma i dolori al collo (sospetti) e la paura di una debacle dovuta al non poter provare una monoposto peraltro in difficoltà (sospettiamo) sanciscono la retromarcia. Schumacher non torna più, sembrava un assunto definitivo e invece era provvisorio. “Dopo tre anni di pausa ho ritrovato energie” spiega il tedesco che ha firmato un contratto da 7 milioni di euro per il prossimo anno, con la possibilità di prolungare per altre due stagioni. Ora la parola passa alla pista: sarà in grado Schumacher (quello forte) di tenere testa a giovani rampanti come Hamilton, Vettel, Rosberg e a chi – come Alonso – già sognava di essere il suo erede in rosso?

Riccardo Marchese

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Sulla Gran Risa attenti a quei due

Blardone e Simoncelli fanno doppietta nello slalom gigante in Alta Badia, proprio come quattro anni fa.

Primo successo stagionale per l’Italia nella Coppa del Mondo di sci alpino 2009/2010. Ad ottenerlo in slalom gigante – sul tracciato di casa in Alta Badia – è Massimiliano Blardone, primo davanti all’altro azzurro Davide Simoncelli. Una doppietta che si ripete a distanza di quattro anni, confermando il buon rapporto dei nostri gigantisti con la Gran Risa, una delle più belle piste dell’intero circo bianco (lo stesso Simoncelli vi vinse nel 2003).

Dopo sette podi (due con le ragazze, cinque con gli uomini) l’Italia dello sci trova così finalmente la prima vittoria nella CdM 2010, una vittoria dal sapore nostalgico. Era il dicembre 2005 quando proprio Blardone e Simoncelli chiusero ai primi due posti lo slalom gigante dell’Alta Badia, creando attese – mal ripagate – per le Olimpiadi di Torino 2006. Quattro anni più tardi sulla strada che porta a Vancouver (giochi invernali dal 12 al 28 febbraio) speriamo tutti che possa essere un segnale di risveglio.
Lo sci alpino italiano non attraversa infatti la sua stagione migliore: il grave infortunio di Peter Fill, poi l’operazione al menisco di Denise Karbon e ancora la grave crisi del settore velocità femminile. Sotto rendimento pure i fratelli Moelgg, con un solo podio conquistato da Manfred in Supercombinata in Val d’Isere.
Di positivo da segnalare la crescita della giovanissima Federica Brignone (neppure 20 anni) terza ad Aspen e quarta ad Are in gigante. Buono anche lo score di Werner Heel, nei primi tre sia in discesa che in superG.
Prossime gare decisive per formare i migliori quartetti possibili da portare a Vancouver, aspettando l’ultimo acuto di Giorgio Rocca, che ha già annunciato il suo ritiro alla fine della stagione.

Riccardo Marchese

Europei Nuoto vasca corta – Abbiamo ancora Fede

Ad Istanbul l'unico titolo arriva grazie a Federica Pellegrini, oro e record del mondo nei 200 sl. Dedica toccante per Castagnetti.

L’Italia del nuoto torna a casa dagli Europei in vasca corta di Istanbul con solo cinque medaglie. L’unico oro l’ha conquistato Federica Pellegrini nei 200 stile libero, gara in cui ha battuto il suo precedente record del mondo (1’51’’85) nuotando in 1’51’’17.
Tre gli argenti: Francesca Segat nei 200 misti, Federico Colbertado nei 1500 stile e Alessandro Terrin nei 50 rana – con tanta rabbia per un record europeo sciupato in semifinale. Bronzo per la staffetta veloce maschile (4×50 sl) con Marco Orsi, Federico Bocchia, Filippo Magnini e Luca Dotto.

Un bottino magro quello raccolto dagli azzurri a Istanbul soprattutto se confrontato con quanto di buono fatto lo scorso anno a Rijeka (Croazia). Un europeo forse irripetibile quello del 2008 in cui alla forma post-olimpica andò ad aggiungersi l’attesa per il mondiale di casa: arrivarono 18 medaglie, con cinque titoli vinti e con tre staffette su quattro a podio.
L’Italia chiuse terza nel medagliere, quest’anno ad Istanbul si scivola all’ottavo posto. Dominio assoluto dell’Olanda, 10 ori di cui 9 al femminile, con Inge Dekker e Hinkelien Schreuder capaci di prenderne 5 a testa (3 individuali più 2 in staffetta).
Nuoto azzurro allora in crisi? Neanche per sogno. Il medagliere è spietato ma non dice tutto. Non fa cenno agli otto piazzamenti ai piedi del podio, alla crescita di ragazzi che saranno il nostro futuro (il velocista Orsi e il ranista Scozzoli su tutti) e al necessario allentamento agonistico delle eroine di Pechino e Roma Filippi-Pellegrini.
Se a tutto ciò aggiungiamo lo sconvolgimento tecnico generato dalla scomparsa di Alberto Castagnetti, storico c.t. e allenatore di Federica Pellegrini, il quadro è completo.
La transizione è insomma cominciata, l’obiettivo di lungo termine è Londra 2012, primi step di verifica il mondiale in corta a Dubai (7-11 aprile 2010) e l’Europeo in lunga di Budapest (4-15 agosto). Una fase non semplice attende il nuovo tecnico Stefano Morini, un’eredità pesante la sua. Non far rimpiangere Castagnetti sarà dura.

Medagliere, risultati, tempi e record (Wikipedia)

Il sito ufficiale della manifestazione

Riccardo Marchese

Coppa Davis, riVamos Spagna!

Secondo successo consecutivo, quarto in assoluto (tutti concentrati negli ultimi dieci anni); il matrimonio fra la Spagna e la Coppa Davis è più saldo che mai.

Cento anni per sbloccarsi: prima edizione nel 1900 vinta dagli americani, primo trionfo spagnolo nel 2000, l’unico pre-Nadal. Il bis nel 2004 segnato dall’esplosione del maiorchino che ruba la scena a Moya e Ferrero portando il punto decisivo nella finale contro la Francia.
Poi un brutto triennio, il matrimonio vacilla, fuori agli ottavi contro la Slovacchia (2005) e la Bielorussia (2006) e ai quarti contro gli Usa (2007), sempre giocando in trasferta. La passione per il rosso della terra: quando la superficie è diversa si soffre.
Tre delusioni in cui Nadal entra solo di striscio, sconfitto nel doppio contro la Slovacchia, assente nei due anni successivi.

Il 2008 è l’anno della rinascita anche perché c’è una novità: si vince fuori casa. Si passa a Lima e Brema eliminando Perù e Germania, semifinale a Madrid contro gli Stati Uniti e poi l’impresa a Mar de Plata – senza Nadal – nella finale contro l’Argentina. La vittoria porta la firma di Verdasco e Feliciano Lopez.
Una squadra compatta la Spagna, un movimento che trascende dal fenomeno. Conferme nella Davis 2009, giocata questa volta tutta in casa. Agli ottavi annientata la Serbia di Djokovic poi, di nuovo senza Nadal, fuori Germania e Israele, riscoprendo il talento di Ferrero. A contendere la preziosa “insalatiera” resta solo la Repubblica Ceca, trascinata da Berdych e Stepanek.
Si gioca a Barcellona. Il rientrante Nadal doma facilmente Berdych (7-5, 6-0, 6-2), nell’altro singolare della prima giornata Ferrer ha la meglio su Stepanek al quinto set dopo essere stato sotto di due (1-6, 2-6, 6-4, 6-4, 8-6). Primo championship point iberico con il doppio: F. Lopez e Verdasco contro i tuttofare Berdych-Stepanek. La sfida parte equilibrata, il primo set è spagnolo dopo il tie-break. Il secondo vede ancora avanti i padroni di casa (7-5). Gli slovacchi pagano mentalmente e fisicamente, e crollano 6-2 al terzo. Nadal e Ferrer arrotondano il risultato finale: 5-0 e trionfo spagnolo. Arrivederci a marzo, quando agli ottavi toccherà alla Svizzera.

Riccardo  Marchese

Sudafrica 2010: Italia con Paraguay, Slovacchia e Nuova Zelanda

Sorteggio discreto per gli azzurri, fortunata la Francia che non era testa di serie. Per il Brasile spauracchi Cristiano Ronaldo e Drogba.


Sono stati definiti a Città del Capo gli 8 gironi del mondiale sudafricano. Gli azzurri campioni in carica hanno trovato posto nel gruppo F con Paraguay (gara d’esordio il 14 giugno a Cape Town), Nuova Zelanda e Slovacchia.
Un girone tutto sommato accettabile: la Slovacchia di Marek Hamsik è al suo primo mondiale, la Nuova Zelanda vi torna dopo 28 anni e nell’82 uscì dopo tre sconfitte. Maggiore attenzione merita invece il Paraguay sospinto nella fase di qualificazione dai numeri di Cabanas e dai gol di Haedo Valdez. Squadra solida quella “albirroja” capace del secondo posto (insieme al Cile) nel girone sudamericano, con le prestigiose vittorie interne su Argentina e Brasile. Proprio ai verdeoro l’urna sudafricana non ha invece sorriso: girone di ferro con il Portogallo di Cristiano Ronaldo e la Costa d’Avorio di Drogba. Probabile ruolo da sparring partner per la Corea del Nord.

Guardando in avanti, in caso di passaggio del turno, il gruppo F dell’Italia è abbinato per gli ottavi al gruppo E di Olanda, Danimarca, Giappone e Camerun. Meglio fermarsi qui con i cammini ipotetici, anche perché le biforcazioni sarebbero numerose e da escludere non c’è proprio nulla, nemmeno una finale col Brasile (capito Caressa!).
La partita inaugurale del torneo sarà Sudafrica-Messico che si giocherà l’11 giugno a Johannesburg.

Ecco il quadro completo del sorteggio:

GRUPPO A: Sudafrica, Messico, Uruguay, Francia;

GRUPPO B: Argentina, Nigeria, Corea Sud, Grecia;

GRUPPO C: Inghilterra, Usa, Algeria, Slovenia;

GRUPPO D: Germania, Australia, Serbia, Ghana;

GRUPPO E: Olanda, Danimarca, Giappone, Camerun;

GRUPPO F: Italia, Paraguay, Nuova Zelanda, Slovacchia;

GRUPPO G: Brasile, Corea Nord, Costa d’Avorio;

GRUPPO H: Spagna, Svizzera, Honduras, Cile.

Riccardo Marchese

Sorteggio Mondiale – Scrutando il destino

Venerdì 4 dicembre, Città del Capo: il primo mondiale africano nella storia del calcio è pronto a scrivere parte della sua storia.

Comporre i gironi, mettere il nome delle nazionali partecipanti in quella griglia che porta dritti al titolo. Perché se è vero che le sfide decisive sono inevitabilmente gli scontri diretti (dunque dagli ottavi in poi), è pur vero che il cammino di una nazione e i suoi incroci (pericolosi o meno) li sapremo già venerdì.
L’Italia è in prima fascia, con noi i padroni di casa Sudafricani – inseriti già nel gruppo A per giocare la gara inaugurale – e le prime sei squadre del ranking Fifa di ottobre 2009: Brasile, Spagna, Olanda, Germania, Argentina, Inghilterra.
Grida allo scandalo la Francia. I transalpini erano speranzosi che la Fifa avesse considerato il ranking di novembre (con loro e il Portogallo più avanti di Inghilterra e Argentina) ed ora sono convinti di essere stati puniti per la mano “malandrina” di Henry. Più chiarezza dall’organismo che organizza il mondiale non guasterebbe.
Per la creazione delle altre tre fasce si è seguita la variabile geografica. Nell’urna 2 le squadre asiatiche (Australia, Giappone e le due Coree), le centroamericane (Usa, Messico, Honduras) e la Nuova Zelanda, rappresentante dell’Oceania.
Nell’urna 3 vanno le cinque africane (Camerun, Costa d’Avorio, Algeria, Nigeria e Ghana) e le tre restanti sudamericane (Cile, Paraguay, Uruguay); infine nella quarta tutte le europee escluse le teste di serie (Francia, Portogallo, Svizzera, Grecia, Serbia, Danimarca, Slovacchia e Slovenia).

SULLA CARTA Vista la suddivisione per zone geografiche i pericoli sono un po’ ovunque. Dalla seconda urna pescheremmo volentieri Corea del Nord, Honduras o Nuova Zelanda (anche se questi ultimi ci hanno fatto soffrire in amichevole a giugno). Meglio evitare gli Usa (ricordando anche la loro buona Confederations Cup) e la solida Australia.
Urna 3: difficile scegliersi un avversario, pistola alla tempia Algeria o Nigeria. La Costa d’Avorio trascinata da Drogba e il Paraguay di Cabanas (possibile sorpresa del torneo) le temibili.
Chiudiamo con l’urna 4, in cui spiccano Francia e Portogallo. L’ideale sarebbe una fra Grecia e Slovenia, ma vuoi mettere ritrovare Domenech…

Riccardo Marchese