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Dolori Italia: 17° posto nel coefficiente UEFA stagionale

Dopo il primo turno di Champions ed Europa League per il calcio italiano suona un campanello d'allarme: vince solo l'Udinese e con due squadre già fuori (Palermo e Roma) si prospetta un altro anno difficile.

Chiariamo subito: si parla di una statistica influenzata dall'alto numero di partite di qualificazione giocate da alcune squadre di paesi calcisticamente minori. Ma il dato resta e fa paura: l'Italia è soltanto al 17° posto nel "ranking" UEFA per la stagione in corso, un risultato figlio di 3 vittorie nelle 13 gare europee disputate dalle nostre squadre. Ne deriva che il calcio italiano si conferma al momento quarto in Europa con 12 punti di svantaggio dalla Germania che solo un anno e mezzo fa ci inseguiva.

ITALIANE KO Peggio di tutte ha fatto la Roma, eliminata contro lo Slovan Bratislava con una sconfitta e un pari. Morale della favola: 0,5 punti per il ranking tricolore. Il Palermo ha fatto poco meglio, due pari e a casa. Tremendo nei numeri anche il preliminare Champions dell'Udinese: la doppia sconfitta contro l'Arsenal è costata la pesante retrocessione in Europa League (e addio ai 4 punti di bonus…)

COME FUNZIONA? Il ranking UEFA prende in considerazione i risultati ottenuti da tutte le squadre di una determinata nazione impegnate in Europa. Nei turni preliminari si assegna un punto in caso di vittoria e mezzo punto per il pareggio. Nelle fasi a gironi e nella successiva fase ad eliminazione diretta la posta in palio è raddoppiata (2 punti per la vittoria, 1 per l'X, senza nessuna distinzione Champions/Europa League).
Ai punti frutto dei singoli risultati vanno ad aggiungersi i punti bonus. Per la Champions sono 4 per il raggiungimento della fase a gironi, 5 per la qualificazione agli ottavi e 1 in più per ogni turno successivo (per un totale di 12 per le finaliste). Qui il peso dell'Europa League è nettamente inferiore: 1 punto per il raggiungimento dei quarti ed 1 in più per ogni turno successivo. Ora non resta che dividere il totale nazione ottenuto (cioè la somma dei punti ottenuti da ogni singola squadra di una nazione) per il numero di squadre della nazione iscritte a competizioni europee. Ecco, questo è il "ranking" UEFA della singola annata (più precisamente il UEFA Country Coefficients) mentre per gli accessi alle coppe si considerano le ultime cinque stagioni.

INCUBO Fin qui l'Italia ha raccolto 20,5 punti da dividere per 7 (i club impegnati in Europa ad inizio stagione). Chiaro dunque quanto pesino le eliminazioni: a fare punti restano in 5 ma la media va fatta per 7 ed ora dice 2,928. Davanti a tutti c'è Cipro (4,875) con lo stesso parziale dell'Inghilterra, che schiera però il doppio delle squadre, otto, tutte ancora in corsa (caso unico). Seguono Francia e Spagna, ma davanti a noi ci sono anche Belgio, Israele, Austria e la Turchia del Trabzonspor, club che ha rovinato l'esordio europeo dell'Inter.

RISCHI Nell'immediato non accadrà nulla di nuovo, i tre posti Champions dovrebbero essere al sicuro per almeno le prossime due stagioni, ma scordatevi di tornare a lottare con Germania, Spagna e Inghilterra. Anzi meglio guardarsi le spalle dalla Francia e dal Portogallo (miglior nazione nel ranking della stagione scorsa grazie alla tripletta di semifinaliste in Europa League).
Tempi bui sembrano aspettarci, ma tuttavia siamo solo all'inizio della stagione.
Un solo consiglio: tifiamo Italia!

Il coefficiente UEFA della sola stagione 2011/2012

Il ranking UEFA sempre aggiornato

Riccardo Marchese

Se gli ingaggi divorano il fatturato

Torna a salire il monte stipendi delle Serie A: i club pagheranno 839,5 milioni di euro più bonus ai propri tesserati (+4,7% rispetto ad un anno fa). In cinque anni la Serie A ha “bruciato” 4 miliardi di euro in ingaggi. 

Saranno i nuovi contratti dei calciatori, ricchi di bonus e premi, a salvare il calcio italiano? Difficilmente, stando a quanto emerge dalla consueta inchiesta della Gazzetta dello Sport sugli ingaggi della Serie A. Dopo la leggera flessione di un anno fa (-4,35%) torna il segno più sul monte ingaggi totale della massima serie. Dagli 802,5 milioni di euro del 2010/2011 agli 839,5 della stagione attuale. Un totale che non tiene conto però proprio dei vari bonus individuali inseriti nei contratti dei singoli calciatori, tanto che molto probabilmente alla fine si supererà il tetto del miliardo di euro.

Diminuire gli ingaggi resta un obbligo per il calcio italiano, almeno finché non riuscirà ad incrementare le entrate (ed in questo senso il progetto Juve appare di una lungimiranza straordinaria rispetto al desolato panorama che ci circonda). Il costo del lavoro incide infatti per ben il 68% sul totale del fatturato della A, con rari esempi virtuosi che permettono di abbassare la media (si pensi al Napoli che spende in stipendi 41,2 milioni, cioè solo il 44% del fatturato).

Per il secondo anno consecutivo a guidare la classifica degli ingaggi è il Milan (160 mln), seguito da Inter (145), Juventus (100) e Roma (76,5). Un quartetto che domina da tempo, alle cui spalle sale la Lazio (50,2). La società del presidente Lotito ha visto i propri ingaggi aumentare del 180% in cinque anni.
Seguono Napoli (41,2), Fiorentina (37), Genoa (36) e Palermo (26). Folto il gruppo di club attorno alla cifra dei 20 milioni: si va dai 23,7 del Bologna ai 18,6 del Catania. Chiudono le virtuose Chievo, Cesena e Lecce (14) e il neopromosso Novara (9,8).

2007/08 2008/09 2009/10 2010/11 2011/12 Totale
In cinque anni “bruciati” 4 miliardi di euro
Monte ingaggi Serie A 645 768,4 839 802 839,5 3839,9
Cinque anni di ingaggi. Il quadro squadra per squadra
2007/08 2008/09 2009/10 2010/11 2011/12 Totale
Milan 120 120 125,5 130 160 655,5
Inter 110 120 150 121,4 145 646,4
Juventus 96,9 115 115 100 100 526,9
Roma 59 65 69,7 83 76,5 353,2
Fiorentina 30 37 40 41,7 37 185,7
Lazio 18 27 32,9 41 50,2 169,1
Genoa 21 35 38 36,7 36 166,7
Napoli 19,8 29 37 28,3 41,2 155,3
Palermo 24,6 28 30 22 26 130,6
Sampdoria 24 20 24 34,7 in B 102,7
Catania 18,4 20 17,5 18,7 18,6 93,2
Udinese 14,4 14 18 18,5 21,7 86,6
Bologna in B 19 20 22,6 23,7 85,3
Cagliari 11 20 19 14,8 20 84,8
Parma 14 in B 26 20,7 23 83,7
Siena 11,5 18,5 17,5 in B 23 70,5
Atalanta 11,5 12,5 13 in B 21,8 58,8
Chievo in B 14 13 13,2 14,2 54,4

Tutte le cifre sono da intendersi in milioni di euro.

Riccardo Marchese

Serie A, non si gioca!

Niente accordo fra la Lega e l'Associazione Calciatori, slitta la partenza del campionato di Serie A. Ennesima figuraccia per il calcio italiano.

È uno scontro vero quello fra le società e i suoi ricchi dipendenti. Uno scontro che avviene in un momento delicato per il sistema calcio italiano, in declino, specchio fedele della situazione generale del paese. Il nostro campionato perde appeal e pezzi, dai campioni (Eto'o, Pastore e Sanchez) alle squadre in Europa (già out Palermo e Roma, con l'Udinese retrocessa in Europa League).

Partenza slittata, poiché manca l'accordo sul contratto collettivo dei calciatori. Una bruttura degna di un torneo amatoriale, non certo di un campionato che incassa oltre 900 milioni all'anno solo dalle televisioni. Chi paga è come sempre l'utente finale, il tifoso, che magari aveva già organizzato la trasferta a seguito della sua squadra del cuore. Incomprensibile che una decisione del genere arrivi solo il giorno precedente le gare.  

La verità è che il calcio italiano, intimorito dall'avvento del fair play finanziario, si sente in qualche modo minacciato dalla forza dei calciatori. Una forza concessa dalle società stesse, in tempi non lontani, sottoforma di ingaggi divenuti oggi insostenibili. A temere di più sono soprattutto i grandi club, quelli in cui il costo del lavoro assorbe fra il 70 e l'80% delle risorse. Quei club senza conti in ordine, tenuti in piedi, fino ad oggi, dai soldi e la passione di ricchi mecenati.

Così da Galliani, amministratore delegato del Milan, è partito il primo affondo: i calciatori paghino la tassa di solidarietà. Attacco gratuito poiché nessuno aveva prospettato il contrario e polverone innescato.
Il clima infuocato contro la "casta di ricchi e viziati" non ha aiutato le trattative. Palate di demagogia contro una classe di fortunati che decide di incrociare le braccia, pardon le gambe. Ma i diritti restano tali anche per i più fortunati, i cui compensi sono comunque decisi da un mercato, drogato dalle promesse dei soliti grandi club. "Pagano così tanto i calciatori che un club medio come il Palermo non potrà mai acquistare nessuno da Inter, Juve e Milan" sbottò Zamparini quando si mise sulle tracce del suo ex attaccante Amauri.

L'intento delle società sarebbe di barattare gli alti stipendi con minori diritti. Il nodo della discordia è l'articolo 7: le società vogliono il potere di dividere i calciatori in più gruppi di lavoro in base alle esigenze tecniche. Traduzione per l'Aic: ricattabilità in mano ai club di mettere ai margini della squadra i "disobbedienti" (chi non accetta un trasferimento o un rinnovo). Posizioni inconciliabili, chissà se basteranno 15 giorni…

Riccardo Marchese

Shanghai 2011 – Scozzoli argento nei 100 rana

Seconda medaglia dal nuoto azzurro: Fabio Scozzoli è secondo nella finale dei 100 rana con il nuovo record italiano (59"42). Oro ad uno spaziale Dale Oen (58"71).

Meglio di così non si poteva fare! Fabio Scozzoli conquista una stupenda medaglia d'argento nella gara dei 100 rana, battuto solo dal norvegese Dale Oen, imprendibile a 58"71. L'azzurro ha fermato il cronometro a 59"42, nuovo primato italiano (tolti 41/100 in un colpo solo al precedente, sempre suo nuotato qui in semifinale).

GARA Partenza perfetta di Scozzoli che alla virata di metà gara (27"82) scivola in terza posizione. Il ritorno è da protagonista. Fabio rimonta e supera in progressione il sudafricano Van Der Burgh, con un brivido finale dovuto ad un arrivo eccessivamente lungo. Una pecca che nulla toglie, ma anche anzi lascia ben sperare sulle possibilità future del nuotatore forlivese. 

AZZURRI Per un campione che sorride c'è una squadra in affanno. Nelle batterie del mattino nessun italiano riesce a centrare la qualificazione in semifinale. Vanno fuori Elena Gemo (1'01"62) nei 100 dorso, Gianluca Maglia (1'48"54) e Marco Belotti (1'48"66) nei 200 stile libero, Chiara Boggiatto (1'09"50) nei 100 rana, Mirco Di Tora (54"47) nei 100 dorso e Martina Caramignoli (16'23"75) nei 1500 sl.
L'impressione è che l'Italnuoto abbia smarrito una fascia di atleti, quelli capaci di lottare, anche senza ambizioni da podio, per l'ingresso in una finale iridata. I primi tre giorni di questo Mondiale (domani non avremo atleti in gare che assegnano titoli) parlano di tre finali con due medaglie e un quarto posto. Insomma o siamo fortissimi o inesistenti.

IL RESTO Vince e si commuove sul podio come da tradizione il brasiliano Cielo Filho, oro con il tempo di 23"10 nei 50 farfalla. Al centro di un presunto scandalo doping, il primatista mondiale dei 100 sl batte gli australiani Targett e Huegill ottenendo la sua terza medaglia d'oro iridata.
Fra le ragazze è la giornata delle due sconfitte per l'australiana Coutts: prima è argento per 7 centesimi nei 100 farfalla, l'oro va alla statunitense Vollmer (56"87), poi è di nuovo sul secondo gradino del podio nei 200 misti, sconfitta per 10 centesimi dalla cinese Ye Shiwen (2'08"90).

DAY 3 Nella notte italiana tornano in acqua per le batterie i due medagliati azzurri: Federica Pellegrini nei 200 sl e Fabio Scozzoli nei 50 rana. Cercheranno invece il pass per la finale degli 800 stile Samuel Pizzetti e Federico Colbertaldo. Come detto non ci saranno purtroppo azzurri impegnati nelle 5 finali di domani.

Riccardo Marchese

Il sito ufficiale dei Mondiali di nuoto Shanghai2011

Omega Timing: risultati e tempi ufficiali

I Mondiali di nuoto 2011 su Wikipedia

Copa America, fuori tutti

Incredibili quarti di finale: perdono tutte le favorite. Eliminate Colombia, Argentina, Brasile e Cile. Le due semifinali sono Perù-Uruguay e Paraguay-Venezuela.

QUARTI DI FINALE

COLOMBIA – PERU' 0-2 d.t.s. 101' Lobaton, 111' Vargas (tabellino)

ARGENTINA – URUGUAY 4-5 d.c.r. (1-1) 5' Perez (U), 17' Higuain (A) (tabellino)

BRASILE – PARAGUAY 0-2 d.c.r. (0-0) (tabellino)

CILE VENEZUELA 1-2 34' Vizcarrondo (V), 69' Suazo (C), 80' Cichero (tabellino)

SEMIFINALI

PERU' – URUGUAY 20 luglio ore 2.45*

PARAGUAY – VENEZUELA 21 luglio ore 2.45*

*ora italiana

Il sito ufficiale della Copa America Argentina 2011

Hanno dominato!

Trionfi spagnoli: Contador come il Barcellona. I blaugrana battono 3-1 il Manchester Utd e conquistano la quarta Champions, la terza negli ultimi 5 anni. Il Giro ha un solo padrone, Scarponi e Nibali sul podio.

L’Udinese festeggia la Champions

I friulani chiudono quarti con la Lazio, ma sono ai preliminari di Champions League per la migliore differenza reti (scontro diretto pari). Romane in Europa League.

Guidolin abbraccia Antonio Di Natale, capocannoniere del campionato con 28 reti.Questo il quadro completo dei verdetti della serie A 2010/2011:

  • MILAN campione d'Italia, ammesso direttamente in Champions
  • INTER e NAPOLI ammesse direttamente in Champions
  • UDINESE qualificata ai play-off "piazzate" di Champions
  • LAZIO qualificata ai play-off di Europa League
  • PALERMO e ROMA qualificate almeno al terzo turno preliminare di Europa League*
  • SAMPDORIA, BRESCIA e BARI retrocesse in serie B

*Se il Palermo vince la Coppa Italia si qualifica direttamente per il play-off, costringendo la Roma al turno preliminare in luglio. In caso di vittoria dell'Inter situazione rovesciata.

Classifica finale, risultati e storia della stagione su Wikipedia

FOTOPOST – Chi ha Ibra lo vince

Il Milan pareggia a Roma e conquista il suo 18° scudetto con due turni d'anticipo. Lo svedese vince (sul campo) il campionato in cui milita per l'ottavo anno consecutivo.

F1 – Cina – Hamilton sì, Ferrari affondate dalla strategia

Sul tracciato di Shanghai l'inglese chiude davanti alle Red Bull. Le rosse azzardano troppo e finiscono lontane dal podio.

Questione di strategie. Lewis Hamilton vince il Gp di Cina, terzo appuntamento stagionale del mondiale di Formula1, precedendo le due Red Bull di Sebastian Vettel e Mark Webber. Non paga l’azzardo del pit-stop in meno (due contro i tre di tutti gli altri big) provato dal campione del mondo in carica e dalle Ferrari. Ma se il tedesco rimedia con la seconda piazza, le due rosse naufragano nella mediocrità, chiudendo con Massa al sesto posto e Alonso al settimo.

LA GARA Già dal via le McLaren sorprendono Vettel mentre Massa supera il compagno Alonso. Anomalie al primo pit-stop: rientrano insieme il leader Button e Vettel, ma l’inglese sbaglia clamorosamente piazzola di sosta fermandosi presso i rivali della Red Bull. Situazione grottesca con i meccanici avversari che gli indicano di proseguire. Secondi preziosi che se ne vanno e sorpasso subito.
Chi si ferma prima guadagna posizioni, almeno nell’immediato. La regola è semplice ma non tutti la seguono (anzi in Ferrari si ostinano particolarmente). L’usura delle gomme – vero leitmotiv della stagione – condiziona tutto: fare un pit-stop in meno ma beccarsi tre secondi al giro non è la migliore delle idee (ogni riferimento ad Alonso è puramente voluto).
I duelli così sono segnati, c’è poco da resistere e lo sa bene anche Vettel. Hamilton rimonta e lo infila a 4 giri dal termine. Massa, che segue la strategia del tedesco, è superato un po’ da tutti compreso Webber. L’australiano (al via in 18.a piazza) sfrutta i set di gomme morbide nuove non utilizzati in qualifica e stampa un miglior giro dopo l’altro (1’38”993 il definitivo).

TOP & FLOP Partito dalle retrovie per un errore di valutazione del team, Webber dimostra l’evidente superiorità della Red Bull recuperando fino a salire sul terzo gradino del podio. Weekend contradditorio per il muretto della scuderia campione in carica: l’errore in qualifica sull’australiano e poi la scelta discutibile sulla strategia di Vettel in gara. Nonostante ciò, tutti e due sul podio…

Ordine d’arrivo: 1° Hamilton (McLaren); 2° Vettel (Red Bull); 3° Webber (Red Bull); 4° Button (McLaren); 5° Rosberg (Mercedes); 6° Massa (Ferrari); 7° Alonso (Ferrari); 8° Schumacher (Mercedes); 9° Petrov (Renault); 10° Kobayashi (Sauber)…

Classifica piloti: Vettel 68; Hamilton 47; Button 38; Webber 37; Alonso 26; Massa 24; Petrov 17; Heidfeld 15, Rosberg 10…

Classifica costruttori: Red Bull 105; McLaren 85; Ferrari 50; Renault 32; Mercedes 16; Sauber 7; Toro Rosso, Force India 4.

Il sito ufficiale Formula1.com

Il Mondiale 2011 di Formula1 su Wikipedia

Riccardo Marchese
(per stadiosport.it)

F1 – Malesia – Vettel bis, la Ferrari spreca

Il campione del mondo domina anche la seconda gara stagionale. Le rosse si riscoprono competitive in gara ma chiudono lontane.

Tutto come 15 giorni fa in Australia: Sebastian Vettel scatta dalla pole, domina e si aggiudica la vittoria nel Gp della Malesia, seconda prova del mondiale di Formula1. Il tedesco della Red Bull ha preceduto sul traguardo di Sepang la McLaren di Jenson Button e la Renault di Nick Heidfeld.
Il brutto weekend delle Ferrari è sintetizzabile nell’errore di Alonso che nel tentativo di superare Hamilton, per garantirsi il podio, lo tocca e rovina il musetto. Lo spagnolo chiude sesto, preceduto dal compagno Massa. Ottavo Hamilton, costretto ad un quarto pit-stop nel finale e penalizzato – come Alonso – per il contatto.

LA GARA La precoce decadenza delle gomme Pirelli si conferma un espediente valido per mischiare le carte in un Mondiale che sembra avere un padrone indiscusso. La pioggia resta solo una minaccia ma le emozioni non mancano. Fin dalla partenza con le Renault d’assalto e Webber (Red Bull) al palo per un problema al kers (unico neo di una vettura formidabile). Le tornate di pit-stop stravolgono di volta in volta la classifica (chi ne approfitta al meglio è Button), anche errori minimi ai box costano cari e in Ferrari non è la migliore delle domeniche per i meccanici. Tuttavia, rispetto alla F1 tutta strategie di qualche anno fa, kers e ala mobile (quando funziona) rendono possibili i sorpassi. Peccato che Alonso, nel finale, sbagli quello che sarebbe valso il primo podio della stagione: lo spagnolo esce con qualche millesimo di ritardo dalla scia della McLaren (in crisi di gomme) e tocca, con la parte sinistra dell’alettone anteriore, la posteriore destra dell’inglese. Alonso deve cambiare il musetto, Hamilton le gomme (ma non per il contatto). Entrambi saranno penalizzati di 20 secondi sul tempo finale. Non cambia nulla per Alonso mentre Hamilton perde la settima piazza a vantaggio del giappone Kobayashi (Sauber).
Vettel se la ride: trionfa e vede i suoi due più accreditati avversari finire sotto la doppia cifra (8 punti per lo spagnolo, 6 per l’inglese). Button fa la sua solita gara: capace a gestire le gomme si ritrova – senza strafare – con un secondo posto in tasca.

TOP&FLOP Bravo davvero Nick Heidfeld! Il tedesco al volante della Renault riscatta il pessimo Gp d’Australia centrando il podio dopo due anni (2° sempre qui in Malesia nel 2009) resistendo nel finale agli attacchi di Webber. Pessimo momento invece per la Williams alla seconda gara consecutiva con entrambi i piloti ritirati. Laconico Barrichello: “c’è tanto da lavorare”.

Ordine d’arrivo: 1° Vettel (Red Bull); 2° Button (McLaren); 3° Heidfeld (Renault); 4° Webber (Red Bull); 5° Massa (Ferrari); 6° Alonso (Ferrari); 7° Kobayashi (Sauber); 8° Hamilton (McLaren); 9° Schumacher (Mercedes); 10° Di Resta (Force India).

Classifica piloti: Vettel 50; Button 26; Hamilton, Webber 22; Alonso 20; Massa 16; Heidfeld, Petrov 15…

Classifica costruttori: Red Bull 72; McLaren 48; Ferrari 36; Renault 30; Toro Rosso, Sauber 6; Force India 4; Mercedes 2.

Il sito ufficiale Formula1.com

Il Mondiale 2011 di Formula1 su Wikipedia

Riccardo Marchese
(per stadiosport.it)