Archivio mensile:dicembre 2010

Rewind 2010 – Un anno di sport

Riviviamo le più belle emozioni dell'anno che sta finendo. Un anno di grandi vittorie ma anche di profonde delusioni per lo sport azzurro.

Francesca Schiavone in lacrime dopo la conquista del Roland Garros.Salutiamo il 2010, anno olimpico e mondiale. Anno – come tutti gli altri del resto – ricco di sofferenze e gioie legate alla passione sportiva.
Si era partiti – e male – da Vancouver, XXI Olimpiade invernale. Si era partiti perdendo le certezze di Torino2006, smarrito il pattinatore Enrico Fabris (vero eroe 4 anni fa) ci siamo aggrappati a Giuliano Razzoli: oro nello slalom e unico titolo conquistato in terra canadese. Il proverbiale coniglio dal cilindro che salva la spedizione azzurra, nonostante un notevole ridimensionamento nel medagliere (da 11 a 5 podi).

Il momento più atteso dell’anno è il mondiale di calcio sudafricano. Ci si arriva fra un cucchiaio di legno nel 6Nazioni (l’ottavo in 11 edizioni), un Giro d’Italia dominato dal rientrante Ivan Basso e un “triplete” dell’Inter. Ci si arriva dopo l’impresa dell’anno dello sport tricolore: Francesca Schiavone vince il Roland Garros ed entra nella storia. Un cammino in crescendo, una finale fantastica contro la favorita australiana Stosur. Una vittoria che riconsegna il tennis azzurro alle prime pagine dei giornali.
In Sudafrica invece le cose non vanno per il verso giusto. L’Italia campione in carica esordisce con un pari contro il Paraguay, risultato bissato clamorosamente contro i modesti neozelandesi. L’ultima sfida del girone, avversario la Slovacchia, resterà una pagina nera del nostro calcio. Una gara condita di errori che ci vede sconfitti ed eliminati. Il titolo va (per la prima volta) alla Spagna, che in finale batte l’Olanda ai supplementari. Noi torniamo a casa con un ultimo posto nel gruppo più modesto: finisce così l’era Lippi, sulla panchina azzurra arriverà Cesare Prandelli.

È estate di Europei per l’atletica e il nuoto. L’italia che salta, corre e lancia torna da Barcellona senza un oro (non accadeva da 52 anni) ma il movimento appare comunque in crescita. Alla fine sono 6 le medaglie azzurre: sugli scudi una straordinaria staffetta 4×100 maschile e il capitano Nicola Vizzoni. Storico il bronzo di Daniele Meucci che riporta l’Italia sul podio nel mezzofondo a distanza di 12 anni.
Nel nuoto si soffre: in vasca arrivano solo due titoli continentali (Scozzoli nei 50 rana e Pellegrini nei 200 sl). Eravamo abituati ad altro… tuttavia il bilancio è addolcito dalle buone cose fatte nei tuffi e dallo straordinario momento del fondo.

L’autunno porta i mondiali. Quello in casa di volley vede l’Italia al 4° posto, sconfitta in semifinale dai futuri campioni del Brasile. Quello di ciclismo, il primo senza Ballerini (scomparso in febbraio), non riserva gioie agli azzurri. Vince il norvegese Thor Hushovd, per l’Italia c’è in compenso l’oro di Giorgia Bronzini fra le ragazze. L’anno sta per finire. Novembre è il mese della vittoriosa finale di FedCup e dell’illusione Ferrari. Dall’esultanza ormai continua del tennis femminile (grande Flavia Pennetta stavolta) al brutale risveglio del Gp di Abu Dhabi. Il Mondiale di Formula1 va a Vettel, Alonso è secondo anche a causa della miope strategia dell’ultima gara.

Se ne va un anno e porta via con sé tanti protagonisti dello sport italiano. Un pensiero finale va a Enzo Bearzot, ct dell’Italia mundial. Addio Enzo. Addio 2010.

Riccardo Marchese
(per stadiosport.it)

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Mondiali Nuoto vasca corta – Dubai 2010 – Il bilancio

Un'Italia in fase di transizione torna a casa con due sole medaglie. Crescono i giovani, ma ora bisogna recuperare Pellegrini e Filippi.

Luca Dotto. Dopo il bronzo europeo ancora conferme e record personali per il velocista azzurro.Dalle 18 medaglie dell’Euroindoor di Eindhoven ai due soli podi nei mondiali di Dubai con Fabio Scozzoli, argento nei 100 rana, e Federica Pellegrini, bronzo nei 400 stile libero. In poco meno di un mese il nuoto tricolore è passato dall’ingiustificata euforia ad un altrettanto ingiustificato allarmismo. La verità è che l’Europeo olandese, snobbato da molti big in preparazione del mondiale, è stata un’occasione ghiotta per fare incetta di medaglie, anche con atleti ancora non totalmente maturi. Il mondiale è però un’altra cosa.

Un pizzico di delusione per quanto fatto negli Emirati Arabi lo ha lasciato Federica Pellegrini, l’unica fuoriclasse che l’Italnuoto ha attualmente a disposizione (aspettando Alessia Filippi). Bronzo nei 400 sl e settimo posto nei 200 con un crono peggiore di quanto nuotato in batteria: è stata soprattutto quest’ultima prestazione, nella distanza in cui Federica è primatista del mondo, ad avviare i processi e ad accelerare il percorso di allontanamento dall’attuale tecnico Stefano Morini. Si cambia per non sbagliare il vero obiettivo della stagione: il Mondiale estivo in lunga di Shanghai.
Tra le note negative del Mondale di Dubai (tribune semideserte a parte) citazione d’obbligo anche per Luca Marin: il siciliano sembra ormai aver deciso di accontentarsi del ruolo di fidanzato della Pellegrini. Il suo 4’13”32, con cui è stato eliminato nelle batterie dei 400 misti, non lascia altre interpretazioni.

Non tutto è nero però. Se deve preoccupare la condizione delle due punte azzurre Pellegrini&Filippi, c’è da rallegrarsi vedendo le prestazioni di tanti nuovi giovani protagonisti. Si parte dal ranista Fabio Scozzoli (dell’88), doppia medaglia ad Eindhoven e splendida conferma con l’argento nei 100 a Dubai. Si passa per Marco Orsi (’90) strepitoso quinto posto nei 50 sl; per il già esperto Federico Colbertaldo (’88) quarto nei 1500 (alla settima medaglia di legno internazionale!). Si arriva a Damiano Lestingi (’89) vero nuovo interprete del dorso italiano e a Luca Dotto (’90) sprinter in continuo miglioramento, capace di entrare in finale sia nei 50 che nei 100 sl. Brava anche Alessia Polieri, finalista mondiale nei 200 farfalla a soli 16 anni!

Il sito ufficiale della manifestazione

Tempi e risultati ufficiali (OmegaTiming)

Medagliere, risultati e tempi (Wikipedia)

Riccardo Marchese
(per stadiosport.it)

L’Inter sul tetto del mondo, però…

Travolti in finale (3-0) i non irresistibili africani del Mazembe. Gol di Pandev, Eto'o e Biabiany. Ma ancora una volta è un trionfo coi suoi però…

Prima di scherzare un po', onore all'Inter che chiude il suo 2010 con il quinto trofeo. Il Mondiale per club torna ad esser vinto da una squadra italiana dopo 3 anni, per i nerazzurri è un ritorno più lungo: era il 1965 quando l'Inter di Facchetti, Mazzola e Suarez sconfisse in doppia finale l'Independiente, aggiudicandosi la seconda Coppa Intercontinentale in due stagioni consecutive. Dopo 45 anni di quel torneo è cambiato tutto, formula e nome, forse in peggio.

Una vittoria quella nerazzurra non immune (come molte altre dell'ultimo periodo) da possibili e più o meno divertenti sfottò. Insomma l'Inter continua ad esser al centro delle ironie sportive nonostante i successi, anche se alcune battute – quelle più "pesanti" – vanno forzatamente in soffitta: dalla tv in bianconero dell'ultima Coppa Campioni, al tifoso interista che dopo aver vinto scudetto e Champions spegne la playstation.
Resta quel velo di sofferenza psicologica – del tutto lieve rispetto al passato – dato dai dettagli e dai però. Vediamoli un po' stagione per stagione:

2005/2006 Dopo 16 anni nell'albo d'oro dei campioni d'Italia torna il nome dell'Inter. Però è uno scudetto vinto a tavolino. Però la Juve chiude con 15 punti di vantaggio e il Milan con 12. (Però loro parlavano con gli arbitri, ribatterebbe un'interista!)

2006/2007 L'Inter vince lo scudetto sul campo dopo 17 anni. È un dominio però la Juve è in B e il Milan parte penalizzato. Però il Milan poi vince la Champions (e Ambrosini festeggia con un discutibile striscione).
 
2007/2008 L'Inter vince il titolo. Però il giorno che doveva essere della festa scudetto in casa è rovinato dal Siena, 2-2 a San Siro. Però Materazzi nella stessa partita sbaglia un rigore che non doveva neppure tirare.

2008/2009 Arriva Mourinho e con lui il quarto scudetto consecutivo. In estate arrivano però anche Quaresma, Mancini e Muntari.

2009/2010 La stagione del triplete: campionato, Coppa Italia e Champions targate Mou. Però, subito dopo la finale di Madrid, Mourinho annuncia l'addio.

2010/2011 Dalla Spagna torna in Italia Zlatan Ibrahimovic, però va al Milan. Proprio lui segnerà il gol decisivo nel derby del girone d'andata.
Poi l'Inter vince il Mondiale per club. Però gioca in finale contro il Mazembe, modesta squadra congolese. Però Benitez a fine gara se la prende con la società per non aver mantenuto le promesse dei tre rinforzi. Però Mancini nel 2007 – quando allenava l'Inter – definì il Mondiale per club (che allora vinse il Milan) il "Torneo dell'amicizia".

Riccardo Marchese

Mondiali Nuoto vasca corta – Fede: bronzo e dubbi

Dopo il terzo posto nei 400 stile libero Federica Pellegrini potrebbe rinunciare ai 200. Bene Scozzoli e Dotto, in finale nei 50 rana e 100 sl.

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Mondiali Nuoto vasca corta – Scozzoli d’argento

Nella seconda giornata di gare arriva la prima medaglia per l’Italia: Fabio Scozzoli è secondo nei 100 rana. Domani i 400 sl con Federica Pellegrini e la finale dei 50 sl con Orsi e Dotto.

Due finali individuali, un podio e due sesti posti in staffetta (entrambi impreziositi dal record italiano). È questo il bottino azzurro dopo due giorni di gare ai Mondiali di nuoto in vasca corta di Dubai (impianto splendido ma tribune semideserte).
Due giorni di nuoto ad altissimo livello, come testimoniano anche i tre primati del mondo abbattuti nonostante l’abbandono dei costumi in poliuretano. La morale vien da sé: il movimento natatorio progredisce e chi si ferma è perduto. Chiedere a Filippo Magnini che nei 200 sl col crono di 1’44”21, un tempo che nella passata edizione dei mondiali (Manchester 2008) avrebbe garantito il podio, si è ritrovato fuori dalla finale!

AZZURRI Prima medaglia italiana conquistata da Fabio Scozzoli nei 100 rana. Il forlivese, già campione europeo della distanza, ha fatto segnare il suo nuovo primato personale senza superbody (57”13) che però non è bastato per finire davanti al sudafricano Cameron Van Der Burgh (56”80). Resta la crescita costante dell’atleta azzurro, passato dal 57”78 della finale dell’oro di Eindhoven, alla progressione in tutti i turni a Dubai (57”60 in batteria, 57”35 in semifinale). Un anno da incorniciare per lui questo 2010: l’anno delle prime medaglie internazionali importanti che ora son già sei!
Grande euforia in casa Italia anche per i velocisti Orsi e Dotto. Entrambi hanno ottenuto il pass per la finale dei 50 sl dopo delle prestazioni maiuscole in semifinale. Luca Dotto, primo degli esclusi al mattino e ripescato grazie alla rinuncia del giapponese Kishida, ha vinto la propria semifinale in 21"25 (suo nuovo primato personale), battendo di un centesimo il francese Alain Bernard. Ancora meglio ha fatto Marco Orsi sotto il profilo cronometrico: 21"10 preceduto solo dal superfavorito brasiliano Cielo Filho (20"61). Domani una finale in cui tutto può succedere.
Tornerà in acqua domani anche Federica Pellegrini dopo il 6° posto con tanto di record italiano nella staffetta lenta. Sarà il momento dei 400 stile, la gara degli incubi, quella dello stop forzato meno di un mese fa agli Europei in Olanda.

SUPER RYAN In casa americana l'assenza di Michael Phelps ha caricato oltre modo di responsabilità Ryan Lochte, atleta 26enne e vero specialista della vasca corta. Sono già due i titoli conquistati a Dubai con uno strapotere imbarazzante. Prima i 200 stile libero poi i 400 misti, gara in cui lo statunitense di Canandaigua, al terzo titolo iridato consecutivo, ha fissato il nuovo record del mondo (3'55"50). Primo nuotatore a stabilire un primato mondiale dopo l'epoca dei "costumoni" in una gara individuale.
Il mondiale di Lochte non è finito, anzi, saranno ancora molte le occasioni per migliorare il suo bottino di 8 ori mondiali individuali!

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Riccardo Marchese

Mondiali Nuoto vasca corta – Dubai 2010 – Anteprima

Dopo meno di 20 giorni dagli Europei di Eindhoven, scatta a Dubai la 10.a edizione dei Campionati Mondiali di Nuoto in vasca corta. Grande attesa per gli azzurri.

L'impianto di Dubai (per gentile concessione di Luca Dotto)Da Eindhoven a Dubai, dagli Europei ai Mondiali. Il clou della stagione del nuoto in vasca corta si consuma in poco meno di un mese. Tappe di passaggio, vero, lontane dal più importante traguardo stagionale (il Mondiale in lunga di Shanghai a metà luglio) ma in gioco ci sono pur sempre medaglie preziose.

ITALNUOTO Si arriva negli Emirati Arabi (gare dal 15 al 19 dicembre) forti del record di podi conquistati nella rassegna continentale (ben 18 come nel 2008), un'edizione però, quella olandese, monca proprio a causa degli appuntamenti troppo ravvicinati. La maggior parte dei big europei ha scelto – ovvio – il mondiale, appuntamento di massimo rilievo nonostante qualche defezione (gli americani Phelps e Peirsol su tutti).
Scordatevi perciò le scorpacciate di medaglie tricolori di Eindhoven, un buon risultato sarebbe già quello di migliorare il bottino dell'ultima edizione tenutasi a Manchester nel 2008. Allora arrivarono due argenti: Filippo Magnini nei 100 e Massimiliano Rosolino nei 400 stile libero; e due bronzi: sempre Rosolino nei 200 stile e la staffetta 4×200 con Brembilla, Rosolino, Cassio e Magnini (staffetta che a Dubai non sarà presente a causa del momento di forma non buono di quasi tutti i suoi interpreti).

CACCIA ALL'ORO Un titolo iridato in vasca corta manca dunque dal 2006, quando proprio a Shanghai l'Italia vinse con entrambe le staffette dello stile libero maschile (primi e unici due ori azzurri nei mondiali in corta) e un super Magnini, protagonista di entrambe le vittorie, si arrese nelle due gare individuali solo al sudafricano Ryk Neethling.
Speranze di sentir suonare l'inno di Mameli nello splendido impianto di Dubai vanno riposte di sicuro in Federica Pellegrini (impegnata sui 200 e i 400 stile), in Fabio Scozzoli (nei 100 rana) e già domani nella staffetta 4×100 stile libero maschile (Dotto, Leonardi, Magnini, Orsi) che battaglierà con Francia, Russia e Stati Uniti.
Sempre domani finali dei 200 sl U (iscritto Magnini), 200 farfalla D (Polieri e Giacchetti, entrambe a podio agli Europei), 400 misti D (nessun azzurra) e staffetta 4×200 sl D (sperando di non essere fra le cinque nazioni eliminate della batteria-semifinale del mattino).

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Riccardo Marchese

FOTOPOST – Han vinto i soldi: Russia 2018 e Qatar 2022

Subito fuori le favorite (Inghilterra e Australia), nella scelta dei paesi che ospiteranno i futuri Mondiali ha inciso più di tutti il fattore economico.

Mondiali 2018-2022: chi li organizza?

La FIFA sceglierà domani, a Zurigo, i paesi che ospiteranno le edizioni del Campionato del Mondo di calcio del 2018 e del 2022. Favorite Inghilterra e Australia.

Si dovrà attendere domani – 2 dicembre – per sapere quale nazione (o più di una) prenderà il testimone dal Brasile per ospitare l'edizione dei Mondiali di calcio del 2018. C'è di più. Nella stessa riunione si deciderà anche per l'edizione 2022, lontana nel tempo, ma vicina ai sogni dell'Australia – l'Oceania è l'unico continente a non aver mai organizzato una fase finale.

2018 Partiamo dalla certezza: si torna in Europa. Dopo 8 anni dal trionfo italiano in Germania il Campionato del mondo tornerà nel vecchio continente. Mai prima della doppia "trasferta" Sudafrica2010-Brasile2014 il Mondiale era restato lontano (da noi) per due edizioni di seguito.
Quattro le candidature arrivate in fondo, di cui due congiunte. Si sceglie fra Inghilterra, Russia, Olanda&Belgio e Spagna&Portogallo. Gli inglesi partono favoriti (dicono i bookmakers), forti di impianti già all'altezza e di un ultimo Mondiale ospitato solo nel '66.
La Russia un grande evento calcistico invece non lo ha mai avuto. Decidesse Platini sarebbe questa la sua candidatura preferita: perfetta nell'ottica dell'allargamento ad est che è costata all'Italia l'Europeo 2012 a vantaggio di Ucraina-Polonia.
Le coppie. Olanda e Belgio ci riprovano, ancora insieme dopo l'Europeo del 2000. Sarebbe la prima volta di un Mondiale in casa per entrambe. Diverso il discorso per l'altra candidatura congiunta, la sfavorita del lotto: la Spagna ha ospitato il Mundial nell'82, il Portogallo "solo" l'Europeo nel 2004.

2022 Le quote si abbassano. Sui 22 membri del comitato esecutivo della FIFA (due restano sospesi per aver cercato di vendere i propri voti) dovrebbe pesare il fattore continentale: mai l'Oceania ha ospitato il Mondiale. La candidatura australiana appare perciò la più forte. A contenderle l'assegnazione il Giappone e la Corea del Sud (stavolta in proprio dopo l'esperienza congiunta del 2002), gli Stati Uniti (sarebbero 28 anni dopo Usa'94) e il Qatar (primizia assoluta e vera outsider del lotto).

Si vota a scrutinio segreto fin quando una candidatura non ottiene la maggioranza assoluta. Ad ogni turno si elimina chi riceve il minor numero di voti. In caso di parità all'ultima votazione è determinante il voto di Blatter, presidente della FIFA.

Riccardo Marchese