Button e BrawnGp, campioni si diventa

In Brasile Jenson Button chiude il discorso per il titolo con una gara d’anticipo. Alla Brawn anche il mondiale costruttori.

Dove comincino i meriti di Jenson Button, 31° campione del mondo nella storia della Formula1, rispetto all’intuizione regolamentare avuta da Ross Brawn nel realizzare una vettura borderline è tutto da stabilire. Certo è che la Brawn Gp di inizio campionato era una vettura imprendibile, diversa dalle altre ma proprio per questo più veloce. In quel momento bastavano la fortuna e la capacità (mancate a Barrichello) di arrivare al traguardo per ottenere punti importanti: nelle prime sette gare Button chiude con sei vittorie e un bronzo (stando alle opinabili intenzioni di Ecclestone fortunatamente rientrate) e con un parziale di 61 punti dovuto al punteggio dimezzato del G.P. di Malesia.

Non mancarono le polemiche per la “banda del buco”, spente solo in minima parte dalla sentenza Fia che sancì la regolarità del doppiofondo dell’ex Honda (a proposito chissà come saranno contenti i vertici della casa giapponese per aver regalato a Brawn una scuderia mondiale, pagandogli anche i primi mesi di gestione!).

A stagione in corso tutti corrono ai ripari: si copia l’idea della Brawn Gp, ma senza la possibilità dei test i tempi per ottenere dei risultati si allungano inevitabilmente. Nuovi investimenti – non fosse bastata la costosa idea del kers – proprio nell’anno in cui scoppia il caso del tetto massimo di spesa (anche qui alla fine dietrofront Fia).

Tra una lite e un polverone (radiazione di Briatore) Jenson Button paga la crescita degli avversari e la capacità della Red Bull di adattarsi ad alcuni tracciati. Nelle otto gare che seguono il favoloso inizio dell’inglese arrivano 24 punti, quanto basta comunque per presentarsi a San Paolo (penultimo appuntamento dell’anno) per giocarsi un match point con +14 sul compagno Barrichello.

La pioggia delle qualifiche fa sognare la torcida brasiliana: Rubens è primo, Button 14°. La gara è però un’altra storia e pone le basi per tornare al discorso dei meriti e della fortuna: Button sfrutta la bagarre iniziale e recupera subito cinque posizioni. Dopo la prima serie di pit-stop Barrichello si fa scavalcare da Webber e Kubica. Button infila un sorpasso dopo l’altro, Barrichello fora un pneumatico e finisce nelle retrovie. Alla fine vince Webber (quinto successo stagionale per la Red Bull), ma la festa è per il “paracarro” inglese (gentile definizione assegnatagli da Briatore). Un ultimo dato: era dal 2004 che il mondiale non vedeva in testa lo stesso pilota dall’inizio alla fine, ieri Schumacher, oggi Button. Cosa abbiano in comune i due siamo ancora qui a chiedercelo.

Speciale Formula1: Classifiche piloti e costruttori

Il Mondiale 2009 su Wikipedia

Riccardo Marchese

Annunci

Pubblicato il 22 ottobre 2009, in Senza categoria con tag . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: