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Un Giro poco italiano

Dopo dieci tappe manca ancora il successo di un atleta italiano. In rosa Vinokourov, seguito da Evans e dal duo della Liquigas Nibali-Basso.

Vinokourov (sulla destra) e Evans (a sinistra) in un tratto sterrato della Carrara-Montalcino, tappa vinta dall'australiano. (GazSport)
Dal nord Europa al sud Italia, dopo dieci tappe il Giro ha già attraversato il vecchio continente, ora risalirà l’Italia – dal versante adriatico – ripiegando su sé stesso fino all’arrivo di Verona (crono finale domenica 30 maggio).
Undici giorni di corsa intensi: tante emozioni nonostante l’apparente semplicità dei percorsi. La differenza l’hanno fatta più le cadute e i ventagli (chiedere all’australiano Evans) che l’unico arrivo in salita sul Terminillo, dove i big sono restati a controllarsi senza scoprire le proprie carte.

Undici giorni senza ancora la vittoria di un italiano (solo la cronosquadre andata alla Liquigas), con tanta Australia – tre successi con Lloyd, Evans e Goss – ma niente Italia. Unica soddisfazione finora per i nostri colori i tre giorni in rosa di Vincenzo Nibali, terminati con la leggendaria tappa di Montalcino (dove sterrato più pioggia si sono rivelati un mix sensazionale).
Oltre a Nibali, la maglia del primato ha conosciuto già diverse spalle: Wiggins, Evans e Vinokourov, attuale leader della corsa con un vantaggio di 1,12” su Evans (sempre lui), 1’33” su Nibali, 1’51” su Basso e 2’17” sulla sorpresa Pinotti. Nei primi dieci anche Garzelli, Cunego e Scarponi, mentre Sastre è praticamente uscito di classifica (22° a quasi dieci minuti).

Capitolo volate. Solo tre volte il gruppo è giunto compatto al traguardo dando vita a sprint comunque un po’ anomali. Manca una squadra di livello costruita per il suo velocista (come fu il glorioso treno Fassa Bortolo) e tutto diventa caotico. Nelle tre occasioni in questione l’hanno spuntata due volte l’americano Farrar e una l’australiano Goss (quest’ultimo uomo di lancio del più accreditato Greipel). Petacchi (per il riacutizzarsi di una bronchite) si è ritirato nella tappa di Cava de’ Tirreni.

Lo Speciale della Gazzetta

Speciale Giro: risultati, classifiche e resoconti tappa per tappa (Wikipedia)

Riccardo Marchese
 

Voglia di Giro, possibilmente pulito

Con il cronoprologo di Amsterdam scatta la 93.a edizione della corsa rosa.


Da Amsterdam a Verona, facendo una capatina ad Avellino. No, non è l’ultima schizofrenica tratta di Alitalia, ma il percorso del 93° Giro d’Italia che a distanza di otto anni torna per la partenza in Olanda. Era il 2002, allora si scelse Groningen – provincia nell’estremo nord – per celebrare l’EuroGiro, metafora della raggiunta unione monetaria nell’UE. C’era ottimismo nell’aria, grandi attese che otto anni dopo sono svanite, col rischio concreto che si debba smantellare tutto.
Ma parliamo di ciclismo, dove le cose, nel frattempo, non è che siano andate molto meglio… Cronoprologo di Amsterdam, 8 Km e mezzo da fare a tutta. Il Giro scatterà alle 13:55 con la partenza del tedesco Russ del Team Milram; favoriti per la prima maglia rosa i britannici Bradley Wiggins del nuovo Team Sky, e David Millar (Garmin-Transitions). Attenzione al redivivo kazako Vinokourov (Astana) e perché no all’italiano Pinotti (Team HTC-Columbia).

Sarà un Giro duro, con due cronometro (una a squadre) e una cronoscalata (a Plan de Corones), con il ritorno del mitico Monte Zoncolan (punte di pendenza del 22%), col Mortirolo e il Passo Gavia (Cima Coppi dell’edizione, cioè punto più alto toccato dalla carovana rosa con i suoi 2618 metri). Ad incendiare la lotta quando la strada si impennerà aspettiamo Ivan Basso, Cadel Evans (il favorito dei bookmakers), l’eterno Garzelli, ancora Vinokourov, Sastre e poi Scarponi, Pozzovivo, Simoni e Cunego. Insomma ci sarà da divertirsi.
Un po’ meno interessanti le tappe piatte destinate alle volate, soprattutto per le assenze: Cavendish, Boonen, Hushovd e Freire, con quest’ultimo costretto da un infortunio a rimandare il suo esordio al Giro. Senza i quattro big la lotta potrebbe prendere la forma del duello: Petacchi contro McEwen (un classico sulle nostre strade), anche se il tedesco Greipel appare pronto al salto di qualità.

Qualunque sia la qualità dello spettacolo, una sola è la speranza: che sia uno spettacolo pulito, che quella parola, che oggi non vogliamo neppure pronunciare, resti fuori dalle cronache. Lo speriamo davvero.
Buon Giro a tutti.

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Speciale Giro: risultati, classifiche e resoconti tappa per tappa (Wikipedia)

Riccardo Marchese

Lo sport azzurro è sempre più rosa

Le ragazze del volley bissano in Polonia il successo europeo di due anni fa. Dal nuoto al ciclismo, dai tuffi al tennis, l’Italia dello sport parla femminile.

 

Bis azzurro, l'Europa è ancora nostra. (Reuters)

Marcia trionfante, rullo compressore, percorso netto… verrebbe da utilizzare tutte le definizioni possibili per raccontare del dominio dell’Italvolley femminile agli Europei appena conclusisi in Polonia. Una vittoria che conferma il ruolo della squadra azzurra, almeno a livello europeo imbattibile: en plein come due anni fa in Belgio e Lussemburgo (8 vittorie su 8 partite con soli due set lasciati alle avversarie). 

Perentorio anche il 3-0 inflitto alle olandesi in finale, con un’unica flessione all’inizio del secondo set (sei punti da recuperare), pausa mentale frutto probabilmente del facile 25-16 del primo parziale. Bravo il ct Barbolini a dare la sveglia al momento giusto, unico compito in una serata in cui a chi era in campo c’era davvero poco da dire. E allora i complimenti a chi era in campo: Paola Cardullo (premiata miglior libero), Eleonora Lo Bianco (miglior palleggiatrice), Simona Gioli (miglior schiacciatrice),Taismary "Tai" Aguero, Jenny Barazza, Antonella Del Core e Francesca Piccinini (una delle tre reduci, insieme a Cardullo e Lo Bianco, del mondiale vinto nel 2002 in Germania). Menzione anche per chi il campo lo ha visto poco: Ortolani, Secolo, Rondon, Arrighetti e Merlo completano il gruppo.

BELLE E VINCENTI Era stato un po’ il nostro slogan per i Mondiali di nuoto di Roma, lanciato in luglio quando Tania Cagnotto e Francesca Dallapè colsero l’incredibile argento nel sincro da tre metri. Le imprese di Federica Pellegrini e Alessia Filippi confermarono quell’intuizione e dell’intero bottino italiano solo l’oro di Cleri sfuggì a tale logica.
Passano i mesi e ai Mondiali di ciclismo svizzeri sono ancora le donne a tenerci su: Noemi Cantele è argento nella gara a cronometro e bronzo in quella in linea vinta dall’azzurra Tatiana Guderzo.
Senza storia anche il confronto nel tennis. Le differenze vanno dall’ingresso della Pennetta nella top ten (il miglior uomo è Andreas Seppi 55° al mondo) alla finale di Fed Cup, in programma il 7-8 novembre contro gli Usa, mentre i ragazzi non sono neppure nel tabellone principale della Coppa Davis e non ci saranno neppure per il 2010, sconfitti inevitabilmente nel playoff dalla Svizzera di Roger Federer.

Riccardo Marchese
 
 

L’Italia manca il poker, l’oro è di Evans

Ai Mondiali di ciclismo di Mendrisio, in Svizzera, l’australiano Cadel Evans vince la prova su strada dei professionisti. Ottavo Cunego, migliore degli azzurri.
L’Italia si consola con le ragazze: oro a Tatiana Guderzo, bronzo per Noemi Cantele (già argento a cronometro).

 

 
Per Evans è la vittoria più importante della sua carriera. (GazSport)

Il Mondiale di ciclismo 2009 su Wikipedia

Dominio Contador

Lo spagnolo stacca tutti sull’arrivo in salita di Verbier, in Svizzera, e sfila la maglia gialla a Nocentini. Armstrong arriva a oltre a un minuto e mezzo. Caparbio Nibali è terzo dietro Andy Schleck. 

La fucilata di Contador. (GazSport)

Il sito ufficiale (Non disponibile in italiano)

Speciale Tour de France: risultati, maglie…(Wikipedia)

Lo speciale Tour su Gazzetta.it

Nocentini, un italiano in giallo

Nove anni dopo Alberto Elli un atleta italiano torna a vestire il simbolo del primato al Tour de France.  

Rinaldo Nocentini, 31 anni, è la nuova maglia gialla. (GazSport)

Il sito ufficiale (Non disponibile in italiano)

Speciale Tour de France: risultati, maglie…(Wikipedia)

Giro russo

Menchov resiste ad una settimana di attacchi, marca stretto Di Luca (secondo) e si aggiudica la corsa rosa del centenario. Completa il podio Pellizotti che precede i più accreditati Sastre, Basso e Leipheimer.

Il podio del 92° Giro d'Italia. (GazSport)

La classifica finale del Giro d’Italia 2009 (Gazzetta)

Speciale Giro: risultati, classifiche e resoconti tappa per tappa (Wikipedia)

Menchov, crono e maglia

Il russo della Rabobank, già vincitore della Vuelta nel 2005 e nel 2007, si aggiudica la lunghissima cronometro delle Cinque Terre e, staccando Di Luca di 1’54”, indossa la sua prima maglia rosa.  

Nei 60 km tra Sestri Levante (Ge) e Riomaggiore (Sp) il più veloce è Denis Menchov. (GazSport)

Speciale Giro: risultati, classifiche e resoconti tappa per tappa (Wikipedia).

Di Luca in rosa. Chi lo ferma?

L’abruzzese veste il primato sull’Alpe di Suisi, tappa a Menchov che lo batte in volata. Bene anche Basso, Leipheimer e Sastre. Soffre Simoni, mentre crollano Cunego e Armstrong.

Danilo Di Luca, quarta maglia rosa del Giro 2009. (GazSport)

Speciale Giro d’Italia: risultati, ckassifiche e resoconti tappa per tappa.

Si gira

Lovkvist (Team Columbia) è la terza maglia rosa diversa in quattro tappe. Prima di lui Cavendish – grazie alla cronosquadre – e Petacchi, vincitore di due volate. Il primo arrivo in salita è di Danilo Di Luca che regola Garzelli allo sprint. Male Armstrong.

Danilo Di Luca vince la prima tappa di montagna: dietro di lui Garzelli e Pellizotti. (GazSport) 

Quattro giorni di Giro d’Italia, cento anni dopo il primo ma solo 92.a edizione, ci dicono già tante cose.

LANCE CROLLA? Innanzi tutto che Armstrong (Astana), il grande rientrante, forse non bluffava: la sua condizione non è al meglio, a causa anche del recente infortunio alla spalla, e al Giro è venuto davvero per aiutare i suoi compagni, Leipheimer e Popovych su tutti.
Si possono spiegare così i 15 secondi di ritardi pagati dall’americano sul traguardo di San Martino di Castrozza, primo arrivo in quota della corsa rosa. Perché al di là del puro dato cronometrico, certamente non così grave da essere irrimediabile, vi sono due aggravanti: la prima riguarda le non-difficoltà dell’ascesa finale, quasi 14 Km con una pendenza media del 5,5%, la seconda il modo in cui Armstrong l’ha affrontata, da quasi subito in difficoltà a tenere il ritmo del pur numeroso gruppo. Fosse un altro non staremmo neppure qui a discutere, ma al "tiranno di Francia" va comunque concessa una prova d’appello.

IL RITORNO DI ALE-JET Prima delle Dolomiti, in un Giro disegnato in modo atipico, c’era stato spazio per i velocisti. Due tappe da volata, due volate, due vittorie di Petacchi (Lpr) che grazie ai relativi abbuoni (20” al primo, 12” al secondo e 8” al terzo nelle tappe in linea) ha potuto rindossare la maglia rosa a distanza di 6 anni. Una grande gioia per lo spezzino, ormai 35enne, che si era visto cancellare i suoi ultimi 5 successi al Giro, nel 2007, per l’abuso di un farmaco contro l’asma.

LPR-FARNESE Una maglia rosa che Petacchi aveva strappato al britannico Mark Cavendish (Team Columbia) consegnandola dopo un solo giorno allo svedese Lovkvist (sempre Team Columbia-High Road). Ma la Lpr di Petacchi si è consolata aggiudicandosi il terzo successo di tappa consecutivo. Dopo i due del velocista ha timbrato Danilo Di Luca, battendo in una volata ristretta Stefano Garzelli (Acqua&Sapone) e Franco Pellizzotti (Liquigas).

Speciale Giro d’Italia: risultati, classifiche e resoconti tappa per tappa.

Riccardo Marchese