Londra 2012 – Un bilancio a freddo

L’Italia chiude la sua Olimpiade con 28 medaglie di cui 8 d’oro, in una sostanziale continuità con quanto ottenuto quattro anni fa a Pechino. Scherma, spari, taekwondo e pugilato le discipline più azzurre. Terribile flop del nuoto.

Quattro giorni possono bastare per smaltire la sbornia olimpica ed analizzare quanto ottenuto dalla spedizione azzurra a Londra senza essere coinvolti emotivamente dai trionfalismi della prima ora.
L’Italia riattraversa La Manica con 28 medaglie, esattamente quante ne riportammo a casa da Pechino nel 2008, prima che il CIO ordinasse la restituzione dell’argento a Davide Rebellin, squalificato per positività al CERA.

RAFFRONTO – Non ci siamo fatti mancare lo scandalo doping neppure stavolta, preventivo però: Alex Schwazer beccato prima di mettere piede a Londra (Epo rilevato durante un controllo a sorpresa), anche se il suo crollo psicologico gli avrebbe impedito di prendere l’aereo per i Giochi.
Dunque una medaglia effettiva in più rispetto a Pechino, stesso numero di ori (8), stesso numero di argenti (9), un terzo posto in più (11), un bottino tutto sommato discreto. Il medagliere complessivo ci pone all’ottavo posto, una piazza più su di quattro anni fa, ma solo per i demeriti dell’Australia (crollata da 14 titoli olimpici a 7, con un -5 fatto registrare nel solo nuoto fra le corsie).

TREND – “Siamo nel G8 dello sport” si è affrettato a dichiarare con una buona dose di banalità il presidente del CONI Gianni Petrucci. Uno slogan semplice ma efficace per rimarcare i successi della spedizione azzurra. Troppo semplice. L’Italia nel complesso conferma il suo trend storico negativo: 35 medaglie ad Atlanta’96, 34 a Sidney (sempre con 13 ori), 32 ad Atene nel 2004 (con 10 titoli olimpici). Poi il passo indietro marcato di Pechino, ed ora il sostanziale pareggio. Rispetto all’Olimpiade cinese tornano a far metallo le squadre azzurre (anche se solo gli uomini, con l’argento nella pallanuoto e il bronzo nella pallavolo), mentre scompare dal medagliere il nuoto in piscina.

FLOP – Proprio negli sport che assegnano il maggior numero di medaglie olimpiche (atletica e nuoto) sono arrivati i risultati peggiori: solo i bronzi di Fabrizio Donato nel salto triplo e di Martina Grimaldi nella prova di fondo in acque libere. Poco, decisamente poco dalle due federazioni che ricevono i contributi più alti da parte del CONI.

GUERRIERI – La solita miniera è stata la scherma (con ben 7 podi), ma più in generale gli sport di lotta e di precisione hanno permesso all’Italia di restare a galla: 3 ori dal fioretto (le due squadre ed Elisa Di Francisca), uno dal tiro con l’arco (la squadra maschile), uno dal tiro al volo (Jessica Rossi), uno dal tiro a segno (Niccolò Campriani), uno dal taekwondo con Carlo Molfetta (l’unico degli ultimi 6 giorni di gare, una vera boccata d’ossigeno viste le sconfitte in finale della pallanuoto e di Russo e Cammarelle nella boxe). L’unico titolo olimpico “pacifista” è arrivato da Daniele Molmenti nella canoa slalom, mentre il settore sprint si è inabissato come il canottaggio. Male anche il ciclismo, salvato in parte dal bronzo eroico di Marco Aurelio Fontana nella mountain bike, un podio conquistato con i denti dopo essere rimasto senza sella nel finale di gara.

MORALE – In conclusione il discorso è il solito: lo sport azzurro vive senza programmazione, con federazioni latenti e scarsa attenzione al ruolo dell’attività fisica nelle scuole. Essere fra i primi otto paesi al mondo è un bel vanto, ma i meriti sono solo degli atleti, capaci di inventarsi l’impresa della vita anche quando si allenano tutto l’anno in condizioni sfavorevoli.

Il sito ufficiale dell’Olimpiade Londra 2012

Riccardo Marchese

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Pubblicato il 16 agosto 2012, in 2012, Olimpiadi con tag . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti.

  1. Condivido in toto l’analisi, praticamente analoga alla mia: siamo molto ‘olimpici’, in effetti: tanta buona volontà, dilettantismo di alto livello, ma la classe dirigente italiana non riesce a vedere lo sport come un ‘asset strategico’… Guarda caso Monti l’altro giorno parlava del ‘soft power’ italiano, ebbene, il soft power si afferma anche attraverso lo sport, ma questo in Italia non sembra essere compreso; anche il sistema delle forze armate come sostegno agli sportivi, per quanto meritorio, appare superato. La cosa che mi ha fatto più impressione è pensare che il Giappone, che ha problemi molto simili ai nostri (burocrazia, invecchiamento della popolazione, debito pubblico stratosferico) ha vinto 10 medaglie più di noi….

  2. Straquoto il tuo discorso. Purtroppo ci si lascia sempre andare a facili trionfalismi, che durano il tempo che manca all’inizio del nuovo campionato di Serie A che poi inghiottisce tutto di nuovo! E fra quattro anni se ne riparla, ci saranno ancora eroi che tengono in alto il nome dell’Italia, quelli che troveranno la gara della vita, quelli che si arrabattano, ci saranno le solite promesse da parte dei dirigenti CONi e simili i quali poi faranno cadere tutto perchè l’obiettivo maggiore lo hanno ottenuto, preservare il proprio posto! Pochi o nessuno parla del fatto che la scherma rischia di perdere i suoi maestri migliori perchè le altre federazioni offrono condizioni migliori e a livello economico e a livello di strutture, anche se la scuola schermistica italiana non ha nulla di invidiare a nessuno (basti pensare a Jesi e quanto campioni ha regalato). Però è assurdo che Tania Cagnotto non posso disporre di una piscina dove allenarsi con regolarità, come del resto non si sia fatta pulizia a livello tecnico e dirigenziale in seno alla federnuoto…

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