Quando Wenger mise in fuga Ibra

Alla vigilia di Arsenal-Milan, ritorno degli ottavi di finale di Champions League, ripercorriamo l’avventura lampo di Zlatan Ibrahimovic all’Arsenal. Storia di un pomeriggio che non andò per il verso giusto…

Di pieghe come questa è piena la storia del calcio, di talenti ancora non riconoscibili neppure agli occhi dei più esperti. Di provini falliti e di rivincite. E di provini neppure affrontati…
Anno 2001, Zlatan Ibrahimovic non ha ancora spento 20 candeline, gioca in Svezia nel Malmö, il club della sua città che la stagione precedente ha trascinato in Allsvenkan (la serie A svedese), con 12 reti in 26 partite.
Sul giovane Zlatan c’è l’interessamento dei club di mezza Europa, e come accade spesso in questi casi – quando si parla di ragazzi – chi arriva primo è l’Arsenal. Affare fatto col Malmö per 3 milioni di sterline, accordo con il ragazzo a cui viene fatta indossare una sfolgorante maglia numero 9. L’ultimo dubbio lo ha Wenger, il tecnico del primo trionfo in Premier League per i Gunners (1997/1998) vuole una partita di prova. Un’ultima formalità? Qualunque cosa fosse provoca uno dei primi mal di pancia nella carriera di Ibra (e del direttore sportivo del Malmö, Hasse Borg). Infuriato – “quelle parole mi fecero girare le palle” scriverà Ibra nella sua autobiografia – lo svedese lascia il centro sportivo dell’Arsenal.
“O mi conosci o non mi conosci, e se non mi conosci non puoi volermi veramente” così Zlatan è tornato sull’episodio, intervistato dal Sun in questi giorni di vigilia del match di Champions.

Ad Arsène Wenger non andò poi così male: l’Arsenal centrò uno storico double nella stagione 2001/2002 (Premier e Fa Cup) e anche le annate immediatamente successive furono fra le più ricche nella gestione del tecnico francese.
Ibrahimovic tornò al suo Malmö, fu ingaggiato dall’Ajax per 9 milioni di euro, poi andò alla Juve per 16, all’Inter per 25 e al Barça per 46 più Samuel Eto’o. Quindi il Milan, con un colpo di mercato mai abbastanza esaltato: un anno di prestito gratuito e tre rate da 8 milioni a stagione.
Magari, a vedere queste cifre e a vederlo giganteggiare in Milan-Arsenal 4-0, Wenger avrà rievocato quel giorno, in cui chiese ad un talentuoso ventenne un ultimo provino.

Riccardo Marchese

Pubblicato il 5 marzo 2012, in 2012, Calcio con tag . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti.

  1. Questa storia mi fa venire in mente un ritaglio di giornale in cui mi sono imbattuto qualche tempo fa in soffitta: si parlava della Roma, l’argomento della pagina era tutt’altro, ma in un trafiletto c’era il parere di non mi ricordo chi (credo Boniek) che sconsigliava vivamente Ibrahimovic… Erano i tempi in cui ancora in pochi se lo filavano… complimenti per la lungimiranza… 😉

  2. Nell’autobiografia Zlatan spiega anche perchè quando sembrava tutto fatto dalla Juve non andò al Milan: Braida gli fece un discorso spiegandogli che se fosse diventato rossonero avrebbe potuto diventare forte come Kakà e il buon Zlatan lo mandò a quel paese.

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