Calcio italiano, è disastro in Europa

Attendendo il complicato ritorno degli ottavi di Champions, il calcio italiano perde l'ultima rappresentante in Europa League: Napoli fuori col Villareal.

Borja Valero, 26 anni, centrocampista del Villareal. Autore dei due assist e miglior in campo nella doppia sfida contro il Napoli.Il dato è ormai assodato: il declino delle italiane in Europa è un processo in corso e costante. L’Inter di Mou è stato un piacevole episodio che ha solo fatto gridare al “non siamo ancora morti”, salvando (almeno per una stagione) il terzo posto dell’Italia nel ranking Uefa.
Dopo le tre sconfitte interne delle tre italiane agli ottavi di Champions e dopo l’eliminazione del Napoli ai 16F di Europa League corriamo il concreto rischio di restare senza italiane in Europa fin da marzo.

Evitando di fasciarci la testa prima di rompercela (anche se dagli schizzi di sangue in giro qualcosa pare sia già successo) va affrontata la debacle delle nostre portacolori nella seconda competizione europea.
Il Napoli fuori ai sedicesimi è il dato che conferma l’aggravarsi della situazione stagione dopo stagione. Sarà un caso ma lo scorso anno l’ultima superstite fu la Juventus eliminata agli ottavi, due anni fa l’Udinese arrivò fino ai quarti, tre anni fa la Fiorentina fu eliminata ai rigori in semifinale. Ogni stagione si perde un turno e visto il disimpegno delle nostre chissà che l’anno prossimo non si riesca nell’impresa di farsi eliminare tutte nei (difficilissimi!) gironi di qualificazione (vedi Sampdoria, Juve e Palermo in questa edizione).

La crisi di risultati delle italiane in Coppa Uefa (d’accordo dallo scorso anno Europa League) non si ferma però all’ultimo quinquennio – dato che comunque porterà alla perdita del quarto posto in Champions dall’edizione 2012/’13 (quindi dal campionato prossimo). Sono ben 12 anni che un’italiana non solo non vince, ma non arriva neppure in finale! L'ultima vittoria fu del Parma di Malesani nella stagione 1998/'99.
Che sembri ieri o che ricordi un calcio lontano non fa differenza. L'unica differenza è che quella vittoria chiudeva un decennio mirabolante: nelle 11 edizioni che vanno dall’1988/’89 (vittoria del Napoli di Maradona & co) al citato trionfo parmense, le squadre italiane si aggiudicarono il trofeo per ben otto volte (3 l’Inter, 2 il Parma e la Juventus, 1 il Napoli), altre due volte furono sconfitte in finale (il Toro dall’Ajax nel ‘91/’92 e l’Inter dallo Schalke nel ‘96/’97) e quindi in totale, nell’arco di tempo considerato, solo nella stagione 1995/’96 si disputò una finale senza squadre italiane.
C’è di più: per quattro volte la finale fu un affare in famiglia. Nell’89/’90 la Juve batte la Fiorentina di Roberto Baggio; nella stagione successiva l’Inter del Trap ebbe la meglio sulla Roma; nel ‘94/’95 toccò al Parma di Scala superare la prima Juve di Lippi; infine l’ultimo derby-finale (l’unico in gara secca) dell’edizione ‘97/’98, Inter-Lazio 3-0.

Un dato è certo: l'allargamento della Champions ha reso meno appetibile la Uefa (da qui anche la riforma voluta da Platini). Ciò che non spiega però è il comportamento dei club che lottano per entrare in Europa League, ma una volta dentro la trascurano per concentrarsi sul campionato, dove (se ben gli va) lottano per riqualificarsi per l'Europa League del prossimo anno. Un circolo vizioso da cui non se ne esce. O almeno non razionalmente.

Riccardo Marchese

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Pubblicato il 25 febbraio 2011, in Senza categoria con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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