Archivio mensile:luglio 2006

Tour: Cunego beffato sull’Alpe d’Huez

Il momento chiave: Schleck stacca Cunego. Afp
Dieci secondi. Tanto passa fra la gloria di vincere la tappa più bella di questo Tour e la rabbia di perderla dopo una fuga di 155 Km. Damiano Cunego (Lampre), sembrava essersi ritrovato. Finalmente davanti in salita a lottare per vincere, dopo una serie di prestazioni deludenti, con tanto di giustificazione medica. Ma il vincitore del Giro 2004 non aveva fatto i conti con Frank Schleck , corridore lussemburghese della CSC, che a due chilometri dal traguardo parte senza voltarsi più indietro. E’ uno scatto che fa male, è lo scatto decisivo. Cunego prova a rispondere ma le energie sono ormai esaurite. Dieci secondi di ritardo, tanto poco da permettere al veronese di vedere Schleck mani alzate tagliare il traguardo cosa ,che in salite come queste, accade di rado.
I due erano in fuga dal mattino, con loro altri venti atleti tra cui gli italiani Garzelli (Liquigas) e Mazzoleni (T-Mobile).
La prima asperità di giornata è l’Izoard salita storica del Tour, dove Bartali vinse nel ’48 in un momento di grande tensione in Italia (come riportano i libri di storia la sua vittoria evitò lo scoppio di una guerra civile, ricompattando e distraendo il paese). Sulla prima ascesa se ne va Stefano Garzelli che scollina tutto solo, con un minuto di vantaggio sui compagni di fuga, ma al traguardo manca troppo e deve rialzarsi. Il gruppetto dei fuggitivi si assottiglia, mentre dietro sono gli uomini della maglia gialla Pereiro Sio (CDE) a fare un’andatura non troppo sostenuta. Il vantaggio si stabilizza intorno ai quattro minuti dopo aver scalato il Lautaret, la salita meno dura di oggi su cui passa per primo De La Fuente (Saunier Duval) che conquista punti pesanti per la maglia a pois. I fuochi d’artificio come previsto si hanno sull’Alpe d’Huez. Ci sono due corse in una: davanti a giocarsi la tappa restano da subito tre uomini Schleck, Cunego e Mazzoleni; dietro per la classifica generale Landis (Phonak) e Kloden (T-Mobile) sembrano avere qualcosa in più, mentre si stacca ad inizio salita Menchov (Rabobank), che riuscirà comunque a limitare i danni.

La svolta ai –2 Km dall’arrivo quando Schleck stacca Cunego, mentre Mazzoleni in precedenza era stato richiamato dall’ammiraglia per aiutare Kloden. Pereiro Sio giunto al traguardo dopo 2’e50’’ perde la maglia gialla che torna sulle spalle di Floyd Landis.

Donadoni CT giusto?

Roberto Donadoni è diventato da pochi giorni il nuovo allenatore della Nazionale. Una scelta quella della federazione su cui si può discutere. Il tecnico nato a Cisano Bergamasco non ha mai disputato partite internazionali (da allenatore ovviamente) ed ha allenato nella massima serie solo per due mezze stagioni. Andiamo con ordine: l’esordio sulla panchina avviene a Lecco in C1 cui segue il trasferimento al Livorno in B. Chiude 10° lasciando un buon segno. La stagione successiva va al Genoa ma viene esonerato dopo appena tre partite con altrettante sconfitte, nel frattempo il Livorno affidato a Mazzarri centra la promozione in A.
Spinelli, presidente dei labronici, che aveva scelto Colomba per la storica stagione nella massima serie decide di richiamare Donadoni al termine del girone di andata quando la squadra è invischiata nella lotta per non retrocedere. Il Livorno risorge e chiude ottavo a pari punti con la Roma. Siamo all’ultima stagione, un inizio prorompente permette al Livorno di sognare a lungo un posto in Europa, ma i rapporti non più idilliaci con Spinelli costano a Donadoni la panchina. Esonerato con la sua squadra virtualmente in coppa UEFA quando in partenza l’obiettivo era un’altra salvezza.
Il curriculum, come visto, non è esente da macchie, si escluda l’ultima stagione in cui le responsabilità del tecnico non si trovano.
Anzi è proprio il lavoro fatto in un anno solare a Livorno a valergli la chiamata più importante. Una chiamata arrivata grazie al suo santo in paradiso: San Demetrio. Ebbene sì l’ex compagno ha di sicuro giocato un ruolo decisivo nella scelta del neo ct , considerando anche che Guido Rossi (commissario FIGC) non sa di calcio come di filosofia. Demetrio Albertini come Donadoni era nel Milan dei record, il Milan di Sacchi, e non è una coincidenza che oggi tutti i giocatori di quella mitica squadra occupino ruoli di vertice nel panorama calcistico internazionale, allenatori di grande club o di nazionali, è come se Sacchi avesse tramandato a loro il suo sapere. E allora forza Roberto c’è il maestro da vendicare.

Tour: Menchov vince sui Pirenei

MENCHOV Denis (RUS) © A.S.O.Va al russo Menchov la prima tappa con arrivo in salita del Tour de France e relativo sconfinamento in Spagna. Il corridore della Rabobank supera in volata rispettivamente Leipheimer (Gerolsteiner) e Landis (Phonak), proprio quest’ultimo indossa la maglia gialla ,grazie agli 8 secondi di abbuono, sfilandola al francese Dessel (AG2R).

La corsa vive sulla lunga fuga di quattro uomini De la Fuente, Wegmann, Flecha e Camano. I primi due vanno alla ricerca di punti per la maglia a pois (miglior scalatore) gli altri due, spagnoli come De la Fuente, si mettono in mostra nella tappa che porta nel loro paese d’origine. I tanti chilometri di fuga e i cinque colli da scalare, tra cui Tourmalet e Col d’Aspin, fanno cedere i fuggitivi uno ad uno. L’ultimo a mollare è De La Fuente corridore della Saunier Duval che riesce comunque nell’obiettivo di giornata, conquistare la maglia a pois.

Prima della salita finale si fa vedere Damiano Cunego (Lampre) che guadagna circa un minuto sul gruppo dei favoriti ma non trova la collaborazione del compagno di fuga, Arroyo ,un altro spagnolo, riagganciato arriverà sul traguardo con 10 minuti circa di ritardo.

Sull’ultima asperità di giornata Menchov mette la squadra davanti e l’encomiabile lavoro di Rasmussen e Boogerd porta alla selezione. Lo sforzo finale lo fa lo stesso corridore russo che batte allo sprint gli unici due a resistergli Leiphaimer e Landis. Il Tour è iniziato oggi…

Comincio così

Questo blog nasce da una vecchia idea, un’idea non concretizzatasi in precedenza, un’idea lontana che ora diventa realtà. Il presupposto è ovvio è la più importante vittoria sportiva che potesse capitarci nella vita , è la gioia irrefrenabile di essere CAMPIONI DEL MONDO dello sport più amato, più seguito, più chiacchierato e purtroppo più inquinato.
Un sogno divenuto realtà grazie a 23 ragazzi ,che non finiremo mai di ringraziare per le emozioni che ci hanno fatto vivere…